martedì 28 luglio 2009

Vacanze. Vakacio.
Giobbe2 è in vacanze per tutta l'estate.
Ciao! Szia!

domenica 5 luglio 2009

Cristiani, disobbedite come a Los Angeles.
di Alex Zanotelli (il manifesto, 5 luglio 2009)
Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l'Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all'estero!), ora ripetiamo sugli immigrati lo stesso trattamento, anzi peggiorandolo, che noi italiani abbiamo subito un pò ovunque nel mondo.
Questa legge è stata votata sull'onda lunga di un razzismo e una xenofobia crescente di cui la Lega è la migliore espressione.
Il cuore della legge è che un clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni XXIII nella Pacem in Terra ci ricorda che emigrare è un diritto.
Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (i nostri immigrati non sono già tassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a quattro anni per gli irregolari che non rispettano l'ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all'anagrafe.
Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell'esclusione e dell'emarginazione.
"Questo rischia di svuotare dall'interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa - così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani - contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali". Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l'esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la costituzione italiana parla di diritto d'asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.
E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana.
Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. E' l'invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva negli Usa una legge analoga dove si affermava che il clandestino è un criminale. Nell'omelia del mercoledì delle ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles ha detto che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto.
Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d'Africa per oltre vent'anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d'ingiustizia e d'impoverimento.
Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: "Non molesterai il forestiero né l'opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto" (Esodo 22,20).

domenica 28 giugno 2009


I sondaggi e la leggenda del centro.
"La maggior parte della gente non si preoccupa di scoprire la verità, ma trova molto più facile accettare la prima storia che sente." Così l'opinione pubblica, secondo il greco Tucidide, duemila e cinquecento anni fa. Così ancora oggi, dove la prima storia di solito si sente in tv.
Far politica seguendo i sondaggi "perché è quello che pensa la gente" è dunque sbagliato. Ma forse, per chi ha perso qualsiasi riferimento ideale - come lo sconfitto Filippo Penati - ciò appare l'unico modo per restare al centro: dell'attenzione e della politica.
Non la pensa così l'economista Nicola Cacace, che commenta sull'Unità di oggi le scelte di Obama e dei democratici americani.
Secondo Cacace, in America i Democratici hanno perso 20 anni su 28 inseguendo il "centro" dei sondaggi. "In Europa - continua - i progressisti perdono da decenni malgrado l'aumento delle diseguaglianze, la concentrazione della ricchezza, il lavoro declassato da una condizione prevalente di sicurezza ad una precarietà a vita senza futuro".
In modo condivisibile, Cacace conclude così il suo commento: "Obama, presentandosi per la prima volta nella storia dei Democratici con un programma alternativo a quello Repubblicano - lotta alle diseguaglianze, riforma sanitaria, Stato laico, più tasse ai ricchi, politica estera multipolare e rispettosa dei diritii di tutti - ha stravinto, dimostrando che la vera leadership politica insegue il centro dei problemi non il centro dei sondaggi".

Vignetta di ALTAN

martedì 23 giugno 2009

La lezione di Milano.
Le destre non sono imbattibili. Milano è un esempio, anche se si è persa una grossa occasione di allargare la crepa aperta nel berlusconismo dal voto del 6-7 giugno.
Il centrosinistra poteva vincere le elezioni per la Provincia di Milano. Mezzo milione di voti a Penati (536.236, il 49,8%), mezzo milione a Podestà (540.856, il 50,2%): meno di 5mila voti di differenza. Come ha osservato Baruffi (Udc), Penati paga la "scelta coraggiosa" di rompere a sinistra. Se avesse avuto una vocazione unitaria e non si fosse presentato come un capo senza partiti, Penati avrebbe mantenuto coeso l'elettorato di sinistra e allargato il suo consenso. Invece no, anche dopo la sconfitta (quasi 400mila voti in meno del primo turno nel 2004), Penati insiste con un veltronismo non buonista che non porta lontano. E insiste nel sottolineare di aver escluso dalla sua coalizione la sinistra, con cui "non si vince": invece cinque anni fa, costruendo alleanze a sinistra, ha vinto; oggi ha perso alleati e voti.
Non è andato a votare un milione di elettori, metà dei quali si era recato alle urne nel primo turno. Segno di una disaffezione che comincia a colpire pesantemente anche il centrodestra: un elettore su tre non è tornato al ballottaggio. Perdita avvenuta nonostante si siano mossi in prima persona Berlusconi e Bossi a sostegno del "signor nessuno", come la Lega definisce Podestà. In effetti Podestà è poco noto, nel Pdl ha trovato ostacoli (Formigoni e i ciellini), come berlusconiano non è apprezzato dai leghisti. Inoltre, lo scorporo di Monza-Brianza dalla Provincia di Milano aumentava le chance del centrosinistra. Invece, Penati ha sprecato questa occasione "dando per scontato che il nord è di destra, e così ha cominciato a imitare la Lega", come ha sostenuto Moni Ovadia (Sinistra e Libertà), che pure ha fatto un appello con Dario Fo e altri per scongiurare il ritorno della destra in Provincia.
Lo stesso Ovadia ha sostenuto che, in caso di sconfitta, Penati non sarà più una figura spendibile.
Io credo che le sinistre, per rinascere, abbiano bisogno di non cacciare nessuno. Però, non mi sembra utile la sponsorizzazione che il Corriere della Sera fa di Penati (che La Russa vedrebbe bene nel Pdl) come prossimo candidato del centrosinistra per la Regione Lombardia. Occorre ben altra capacità di unire le opposizioni al duo Berlusconi-Bossi, e di trovare risposte a una crisi che sta mettendo in ginocchio tante persone.
PS: una notizia buona e una cattiva dal referendum elettorale. La buona: 4 elettori su 5 hanno rifiutato il bipartitismo (la "legge del capo"), con buona pace di Berlusconi e Franceschini. La cattiva: la più bassa partecipazione mai registrata (23%), mette in crisi questo strumento di democrazia diretta, per colpa di apprendisti stregoni (Segni, Guzzetta & C) da cui sarà meglio stare alla larga.

martedì 16 giugno 2009

ELEZIONI/3. Astensionismo decisivo tra Penati e Podestà.
Il voto per la Provincia di Milano non si discosta da quello espresso per le europee. Ma la lieve perdita di consensi del centrodestra è stata decisiva per non consentire a Podestà di essere eletto al primo turno. Infatti, Penati ha fatto il pieno del suo bacino di consenso: circa 628mila voti, corrispondenti ai voti presi alle europee da Pd, Idv, Sinistra e Libertà, cui si possono aggiungere quelli dei radicali, non presenti alla competizione provinciale. Invece, Podestà - con 790mila voti - ha perso più di 40mila voti rispetto al consenso ottenuto da Pdl e Lega alle europee.
Si va quindi al ballottaggio, dove a Penati non sarebbero sufficienti i voti di Udc (59 mila) e Prc-Pdci (58mila) per superare Podestà. Ma nel secondo turno, si sa, molti più elettori si astengono, tanto più che quasi tutti i partiti gli indicano di non ritirare le schede dei dannosi referendum elettorali. La partita è aperta.
PS: il risultato della coalizione di sinistra nel nostro collegio n. 21 di Bareggio è superiore alla media provinciale, come pure il mio risultato col Prc (940 voti); purtroppo il 3,6% ottenuto dalla coalizione consente di ottenere 1 solo seggio (Massimo Gatti) nel prossimo Consiglio provinciale.
PPS: dopo il voto, ma prima di conoscere il risultato, ho inviato un'email a Penati, proponendogli un sostegno alla sua rielezione in cambio dell'assunzione della proposta per un'unica agenzia provinciale pubblica per il lavoro e la formazione; nessuna risposta.

Scarica la lettera a Penati
ELEZIONI/2. Paradosso Italia: Berlusca giù, sinistra anche.
Il voto degli italiani per l'Europa è andato secondo le previsioni. Quasi. I successi di Bossi e Di Pietro, populismi di destra e sinistra, erano annunciati, così come il calo del Pd. Non prevista è stata la battuta d'arresto del Pdl: solo un italiano su cinque (10,8 milioni di voti su 50,3 milioni di elettori) ha scelto la nuova creatura di Berlusconi. Rispetto alle elezioni politiche dello scorso anno il cavaliere ha perso 2,9 milioni di voti, non recuperati dalla Lega che ha incrementato di 100mila voti i 3 milioni ottenuti nel 2008 (lontana però dal record '96 con 3,8 milioni di voti). Insomma, a solo un anno dalla rielezione il Berlusca torna giù ai livelli del 2004, consumando l'alto gradimento che vantava.
Nè le sinistre, né l'Udc che conferma circa 2 milioni di voti, approfittano di tale débacle.
Aumenta il non voto: contando anche le schede bianche o nulle, quasi il 40% degli elettori non si esprime. Nel complesso rispetto al 2008, quasi 3,4 milioni di elettori lasciano i partiti di destra e 2,4 milioni quelli di sinistra.
Ben 4 milioni di elettori non rivotano il Pd: 1 milione si rivolge alla sua sinistra (Prc-Pdci e Sinistra e Libertà), oltre 700mila tornano ai radicali, 1 milione prova Di Pietro che - con 2,4 milioni di voti - tocca il massimo storico; il resto si astiene.
Per la sinistra italiana questo è il peggior risultato del dopoguerra: solo 27 elettori su 100 la scelgono, divisa e incomunicante. A completare il disastro, lo sbarramento elettorale del 4% voluto da Berlusconi e Franceschini: il 6,5% dei voti a sinistra (Prc-Pdci 3,4%; Sinistra e Libertà 3,1%) non porta nessun parlamentare europeo. Non consola che la destra di governo, unita nell'abbraccio Bossi-Berlusconi, abbia la stessa percentuale di consenso. Non consola che quasi tutte le sinistre europee arretrino, facendo dire a qualche osservatore che - dopo la caduta del comunismo nell''89 - questa è la caduta della socialdemocrazia.
Inutile, per noi a sinistra del Pd, accampare scuse (se il Pd non avesse rotto a sinistra, se Vendola avesse evitato la scissione, se se se ...). Inutile prendersela con gli italiani e concludere, sbagliando, che l'Italia è ormai un paese di destra. Milioni di elettori attendono una sinistra degna del loro consenso.
Incomprensibile dividersi tra chi guarda al futuro e chi non dimentica il passato: così si rischia solo di rimanere imprigionati nel presente, dopo che la base sociale della sinistra è stata sconvolta dal liberismo globalizzato e ha smarrito le ragioni della solidarietà (dov'è, nella più grave crisi economica da settant'anni, il protagonismo di un movimento operaio internazionale?).
La strada per rivivere sarà lunga e non basterà il pur necessario ricambio delle classi dirigenti. La sinistra deve ritornare nel piccolo, stando vicino a chi ha meno, e pensare in grande, elaborando soluzioni almeno a livello europeo per ridare dignità al lavoro a partire dalla salvaguardia ambientale.
ELEZIONI/1. Paradosso Europa.
"Se è ancora capace di imparare una lezione - e il sorpasso della destra in tutta Europa gliene ha data una - la sinistra dovrà interrogarsi sulla sua sconfitta, sulle cause profonde dell'indifferenza con cui viene abbandonata dai suoi naturali sostenitori: i poveri, i bisognosi, ma anche i sognatori. Non è possibile votare a sinistra se la sinistra ha smesso di esistere. Il paradosso è che alla guida di un paese che per molto tempo è stato imperialista e conservatore oggi c'è Barack Obama. E una politica che cerca a malapena di salvare le ragioni di un capitalismo senza regole e pronto a divorare se stesso ci sembra quasi la realizzazione di un sogno di sinistra. Scommetto che molti progressisti, socialisti, comunisti, si chiedono: 'E se Obama fosse il leader del mio partito?'. Forse è quella che chiamano l'ironia della storia. O forse, semplicemente, è l'importanza del fattore personale".
Josè Saramago (editoriale per Internazionale 799/2009)

lunedì 1 giugno 2009


Vota per ridurre il danno, niente hara-kiri.
Nel parlamento europeo le destre prevarranno sulle sinistre. In Italia le destre conquisteranno più amministrazioni locali di prima.
Non sarà una maggioranza di elettori a decidere questo esito, ma una maggioranza relativa di chi andrà a votare (sempre meno: in Italia un elettore su tre non si esprimerà, in Europa 1 su 2).
Ma sarà una vittoria di Pirro, quella delle destre.
La dimensione della crisi è tale che non basta tergiversare in attesa della ripresa. O si cambia modello di sviluppo, come stanno cercando di fare nelle Americhe (Obama in un modo, i governi di sinistra del Sudamerica in altri modi), oppure governare sarà impossibile. A meno di svolte autoritarie, difficilmente sopportabili da società civili amanti delle libertà.
In questo scenario, io credo che chi si colloca a sinistra - ma anche chi ha altri orizzonti, che però mettono al centro le persone (di oggi e di domani) e non l'economia - debba mantenere aperte delle alternative.
Il Partito democratico non ha il coraggio necessario, avendo flirtato con il neoliberismo fino al crac finanziario globale. L'Italia dei valori denota coraggio, ma non ha una cultura politica adeguata (e Di Pietro è padre-padrone di quel partito: presidente a vita per statuto).
Restano due (piccole) aggregazioni, che spero superino la soglia di sbarramento del 4% alle Europee (alle Provinciali è il 3%): Rifondazione-Comunisti italiani; Sinistra e Libertà (Mps, cioè vendoliani ex Prc, Sinistra democratica, Verdi, Socialisti). La prima è insufficiente, ma ha alle spalle un patrimonio politico ancora valido in buona parte. La seconda, anch'essa insufficiente, è male assortita (entreranno in gruppi diversi al parlamento europeo) e incoerente (in Provincia appoggiano un Penati che, oltre a vantarsi di aver "escluso" i comunisti dalla sua coalizione, si sposta sempre più a destra, litigando sull'immigrazione perfino con i Presidenti Pd di Piemonte e Toscana).
Pd e Idv non avranno problemi a superare le soglie per essere eletti e non hanno nessun sorpasso in vista: regalargli un voto è inutile. Bisogna provare a ridurre il danno, salvando posizioni di sinistra.
Utile
è il voto a Prc-Pdci, uniti in Europa, coalizzati con Un'Altra provincia (quelli di Dario Fo, di Domenico Finiguerra, e attivisti di base Mps e Sd) per la Provincia di Milano, dove il voto a Penati (Pd) al primo turno non ferma certo Podestà (Pdl).
Se supera gli sbarramenti, questa sinistra potrà ripartire a promuovere quella democrazia conflittuale che, dando più forza a chi ha meno, migliora la vita collettiva.
L'astensione è una scelta comprensibile, anche nobile. Però assomiglia al suicidio rituale giapponese (seppuku o hara-kiri): l'onore (del proprio voto) vale più della vita (di chi spera nel cambiamento). E poi?
Il nostro futuro sostenibile sarà una società sobria e solidale, con lavoro decente e ambiente sano assicurati da servizi pubblici di qualità. O non sarà un bel futuro.
PS: GRAZIE a tutte le persone che hanno dato una mano in questa difficilissima campagna elettorale, in particolare alle compagne e ai compagni dei Circoli Prc di Arluno, Bareggio, Pregnana, Sedriano, Vittuone. A parte i manifesti e i volantini provenienti da Roma e Milano, questa campagna è stata autofinanziata: la spesa è stata di circa 800 euro (volantini, cartoline, inserzione, fotocopie) a carico dei circoli di Bareggio e Vittuone. Se sarò eletto in Consiglio provinciale, questo blog sarà la vetrina del mio mandato e promuoverò incontri pubblici trimestrali - ruotando nei sette comuni del collegio - per ascoltare critiche e proposte da tutte le persone di buona volontà.
Giobbe2 torna a metà giugno. Arrivederci.

Scarica il materiale informativo:
- loro i soliti noi l'alternativa,
- card-front,
- card-back,
- volantino Bici-Parco,
- volantino Centri-Commerciali,
- volantino Esercizi-artigianali,
- volantino Pendolari,
- Programma Europee 2009,
- Programma Amministrativo Provincia,
- scheda Massimo Gatti,
- scheda Giuseppe Dimola,
- COMUNICATO STAMPA 23 maggio,
- COMUNICATO STAMPA 14 maggio.
NB: se il disco remoto da cui scaricare è momentaneamente non disponibile, richiedimi direttamente il materiale via email.

sabato 30 maggio 2009

Territorio: bene comune da difendere. Finiguerra a Report.
Anche in assenza di una sinistra politica degna di questo nome, si può fare una politica di sinistra all'altezza delle sfide del XXI secolo.
Lo dimostra il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Domenica Finiguerra, intervistato da Report (Rai 3) e in onda domenica 31 maggio, ore21.30. Si parla di ambiente, paesaggio, agricoltura, e di come incamminarsi verso un nuovo modello di sviluppo umano. Obiettivi globali perseguibili anche, anzi soprattutto, partendo da esperienze locali. Un futuro sostenibile dipende anche da noi.
Buona riflessione!

giovedì 28 maggio 2009

Eutelia "dismette" 1.800 lavoratori. Il governo che fa?
Ho già parlato del caso Eutelia spa, che interessa anche 550 lavoratori della sede di Pregnana (ex Bull, ex Olivetti). La società di Arezzo, dieci giorni fa, ha confermato la volontà di chiudere il settore Information Tecnology: 1.800 lavoratori in 18 unità produttive. Per facilitare tale operazione di chiusura, ha comunicato la cessione di tale ramo d'azienda a una sua concessionaria, Agile srl di Potenza.
I sindacati hanno reagito, proclamando per oggi lo sciopero di tutto il gruppo Eutelia e chiedendo al governo di convocare l'unità di crisi presso il ministero dello sviluppo economico.
Non è possibile che un governo si disinteressi del destino di duemila famiglie e assista passivamente alla fine di un settore tecnologicamente avanzato. Il rischio è che l'Italia perda lavoro di qualità, cadendo in basso nella classifica dei paesi sviluppati.

mercoledì 27 maggio 2009

Contro la "dittatura dei corpi perfetti" subita dalle donne.
"Non levarmi le rughe, lasciamele tutte, non me ne togliere neppure una, ci ho messo una vita a farmele" diceva, cinquant'anni fa, l'attrice Anna Magnani al suo truccatore. Parole impronunciabili oggi. La tv impone lo stereotipo di un corpo perfetto, in particolare alle donne, proponendole come oggetto di desiderio (sessuale). Ne consegue la rincorsa, anche chirurgica, ad apparire "rifatte".
Il filosofo Umberto Galimberti suggerisce che dovremmo fare un lifting alle nostre idee, anziché alla nostra faccia, per non rischiare di morire sconosciuti a noi stessi. Apparire più che essere è il messaggio che ci propone l'ideologia del nostro tempo, attraverso la tv, che entra nelle nostre case e invade il mondo. E lo fa, in particolare, nei confronti delle donne, simbolicamente (e non solo) assoggettate al mondo dei maschi.
Ma perché le donne non reagiscono a questa violenza alle loro identità? Perché accettano tante umiliazioni ("belle e mute") pur di apparire, quando non umiliano esse stesse - diventate potenti - altre giovani donne?
"Di che cosa abbiamo paura?" si chiede Lorella Zanardo al termine del bel documentario, Il corpo delle donne, di cui è autrice insieme a Marco Malfi Chindemi.
Il documentario, di 25 minuti, si vede gratuitamente su internet. La Zanardo spiega così le sue intenzioni: "Siamo partiti da un'urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante" e prosegue "l'obiettivo è interrogarci e interrogare sulle ragioni di questa cancellazione".
La rappresentazione stereotipata delle donne è particolarmente grave in Italia, come rivelava già nel 2006 un rapporto Censis sul ruolo dei mass-media nel processo democratico di affermazione di pari diritti. In Italia è poco attuato il diritto delle persone a non essere discriminate, in particolare c'è poca attenzione verso una rappresentazione "plurale" delle donne, non offensiva della loro dignità.
Lo dimostrano anche le vicende del Cavaliere, cui viene perdonato qualunque comportamento sessita nei confronti delle (giovani) donne. Addirittura, donne parlamentari del Pdl se la sono presa con la moglie di Silvio Berlusconi, Veronica Lario, per le sue parole sui rapporti del marito con il mondo delle donne (e con la famiglia). Vicende che fanno passare il messaggio che, per avere successo o far carriera, occorre "dare": se donna (bella) il proprio corpo.

Guarda il documentario su www.ilcorpodelledonne.it

PS: occorerebbe una riflessione più approfondita sul "vero" linguaggio politico oggi e sui "veri" partiti: rispettivamente, la pubblcità e i grandi marchi (Adidas, Coca Cola, Microsoft, Nike ecc.), veicolati dalla tv. La pubblicità manipola i nostri desideri e utilizza la bellezza (fuggevole apparenza d'immortalità donata ai giovani dagli dei, secondo gli antichi greci) per sedurre i consumatori: ciò che appare bello deve essere anche buono. Così il mondo ci appare migliore di quello che in realtà è, e perdiamo la forza psico-fisica per cambiarlo. Non a caso, i poteri politici si interessano sempre più dei "corpi" e invadono la sfera privata delle persone ("biopolitica").

lunedì 25 maggio 2009

Berlusconi non è un mistero, è cortigiana l'informazione .
"Sapevo bene che il modo in cui avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho evitato alcuni punti spinosi, per usare un eufemismo) avrebbe tenuto mister B. fuori da un mare di guai, in cui l'avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo". Questo è un passaggio cruciale della lettera scritta dall'avvocato inglese David Mills al suo commercialista. Mills era già stato condannato quattro mesi fa per aver intascato una bustarella di 600mila dollari dal premierBerlusconi. Secondo i giudici (le motivazioni della sentenza sono uscite in questi giorni), quei soldi servivano a corrompere Mills per tenere il Cavaliere fuori da varie indagini sulla Fininvest. Nel frattempo, il lodo Alfano ha fatto diventare il premier, per legge, "un cittadino al di sopra di ogni sospetto".
Questa notizia sarebbe di pubblico dominio (io la riprendo da un articolo di Alexander Stille per Internazionale), ma tv e giornali italiani - sempre più cortigiani - si sono limitati a riportare i commenti di Berlusconi ("sentenza scan-da-lo-sa") e delle opposizioni, senza invece dare dati o fatti per permettere al lettore di giudicare.
So bene che, oggi, a molti italiani che votano Berlusconi (1 elettore su 4, non la maggioranza; ma in percentuale sui voti validi diventeranno il 40%) non interessa la verità. Verità che non verrà mai svelata del tutto in tribunale, dato che il processo va in prescrizione nel 2010.
Ma prima o poi il vento girerà e allora molti si vergogneranno di un premier che, in tutto il mondo, è scan-da-lo-so.

sabato 23 maggio 2009


Mediaset in sciopero. Gridiamo "leghisti negrieri!"
Una notizia oscurata: i lavoratori Mediaset sono in sciopero. Difendono i loro salari e chiedono che vengano ripristinate "normali relazioni sindacali". Ma, nel Paese di Berlusconi, non se ne parla. Oggi Cgil-Cisl-Uil hanno indetto uno sciopero dei centri di produzione Videotime: adesione al 95%, ma le tv non lo dicono. Videotime è licenziataria di Mediaset-Rti e produce programmi molto seguiti: da Matrix al Tg5 a Forum. E si occupa anche del programma di Maria De Filippi, "Uomini e donne". Mediaset stringe la cinghia dei lavoratori e questi, giustamente scioperano.
"Crisi, leghisti negrieri!" Che c'entra questo slogan, che ricorda: "piove, governo ladro!" C'entra, c'entra. L'argomento principale della campagna elettorale sono gli immigrati, nuovo capro espiatorio. Inutile, credo, limitarsi ad accusare bossiani e berlusconiani di essere "razzisti". Loro scambiano il problema con la soluzione, noi rischiamo di farli apparire come i portatori della soluzione (una xenofobia "utile" agli italiani). Invece, dobbiamo denunciare che, nel primo anno di governo Berlusconi-Bossi, i posti di lavoro sono diminuiti, gli immigrati no. A questo serve la xenofobia leghista: non a rimandare gli immigrati a casa loro, ma a mantenerli sotto ricatto (due piccioni con una fava: docili lavoratori stranieri; ricattabili lavoratori italiani). E allora gridiamolo: leghisti negrieri!
In bici per liberarci da cemento e traffico. A cena per restare uniti.
Promuovere l'uso della bicicletta, un lusso alla portata di tutti. La due ruote può favorire quella riforma morale e intellettuale di cui c'è bisogno (fine dell'era del petrolio, uguaglianza tra ceti sociali, riorganizzazione degli spazi sociali e urbani). Andare più piano per avere tempo di prendersi cura delle persone e dell'ambiente, riscoprire sè stessi e dunque gli altri: ciò è reso possibile dall'uso della bicicletta, in un mondo dominato dalla velocità.
Con questo intento, assieme all'allarme per i rischi di deperimento del Parco Agricolo Sud Milano (47 mila ettari), il Prc della zona promuove una critical mass (raduno spontaneo di ciclisti) domenica 31 maggio. Al mattino, chi vuole partecipare si trova alle ore 10 davanti al proprio Comune; poi tutti al Parco Arcadia di Bareggio, con aperitivo alle 11.30 e quindi ritorno a casa.
Dopo, seppur in ritardo, è ancora possibile partecipare all 27° BICIPACE: solito arrivo a Turbigo (27 km da Bareggio), dove si può pranzare. Nel pomeriggio giochi e spettacoli, e possibilità di sostenere i progetti di Legambiente (Metti un freno al cemento: costruisci natura!) e Associazione NAAA (Acqua per cento).
La campagna elettorale della coalizione di sinistra vivrà un incontro conviviale lunedì 1 giugno. Cena all'IDEAL di Magenta (prenotazioni Marco: 3292032778) con i candidati dei collegi di zona (20-Abbiategrasso; 21-Bareggio; 34-Magenta):
- Prc: Vittorio Ciocca, Giuseppe Dimola, Marina Chinellato;
- Pdci: Davide Mazzali, Lucia Fontana, Maurizio Zucca;
- Un'Altra Provincia: Agnese Guerreschi, Alfio Leoni, Manuel Vulcano.
PS: per motivi organizzativi la cena del 1 giugno è annullata.

Scarica COMUNICATO STAMPA 23 maggio
Scarica COMUNICATO STAMPA 14 maggio
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venerdì 22 maggio 2009

Una campagna elettorale tutta in salita. Ce la dobbiamo fare.
Dura è dura. Ma si può arrivare in fondo. Intendo dire che le forze della smembrata sinistra, anche nel deprimente clima politico che ci circonda, possono ancora evitare di dilapidare il patrimonio del movimento operaio e socialista dei due secoli precedenti, e possono ripartire.
Cosa vedo in questi giorni di campagna elettorale?
Tra i simpatizzanti che hanno partecipato agli incontri pubblici (una trentina a Bareggio, una decina a Pregnana) ho avuto conferma della profonda delusione (forse, disillusione) per la "scomparsa" della sinistra italiana. Però ho anche trovato la consapevolezza che esiste ancora un patrimonio di idee e valori validi (certo, con analisi da approfondire), cui serve maggior saggezza pratica: dovremmo essere meno idealisti e più popolari, più a contatto con la società civile. Insomma, un popolo di sinistra consapevole c'è ancora, magari dormiente ma disponibile a mettersi in gioco in presenza di dirigenti credibili.
Tra i ceti popolari, nei mercati, ho avuto conferma della grande diffidenza verso la politica e della regressione culturale, che si manifesta soprattutto nel leghismo (egoismo sociale, indentità escludente). Però è scomparsa la baldanzosità con cui, solo fino all'anno scorso, berlusconiani e bossiani credevano di avere le ricette giuste. La crisi insinua il dubbio e la destra (Lega compresa) risulta meno credibile. Il motore del loro successo, la paura degli immigrati (additati come capro espiatorio della crisi), è ancora potente ma perde colpi. Certo, la Lega (con l'aiuto dei mass-media) riesce ancora a confondere tanta gente, scambiando il problema per la soluzione ("Difficoltà a includere gli immigrati? Escludiamoli!"). Ma ciò accade perchè ha messo il dito nella piaga (senza fare luce però): le migrazioni bibliche sono uno dei più grandi problemi di questo secolo. Così la sicurezza viene brandita come una clava, nell'illusione di liberarsi del problema ma in realtà coltivando un sentimento oscuro: l'invidia sociale, trasformata in guerra tra poveri.
Tocca alla sinistra far luce.
Ricordare che il 20% del mondo più ricco consuma l'80% delle risorse terrestri. Quindi l'80% più povero rincorre un riequilibrio e ne ha diritto, anche perchè l'Occidente ha sfruttato le loro risorse naturali senza chiedere permessi.
Ricordare che, ad esempio in Italia, ogni 4 lavoratori che vanno in pensione si presentano per il ricambio solo 3 giovani, oltretutto comprensibilmente indisponibili a fare lavori umilianti o supersfruttati. Quindi la corretta soluzione ha due risposte, entrambe necessarie: abbiamo bisogno degli immigrati per non svuotare le nostre fabbriche e per curare i nostri anziani (regole di accoglienza sono necessarie; proibizioni alimentano solo la criminalità); abbiamo bisogno di creare lavoro di qualità per i nostri giovani, eliminando lavoro nero (cioè, contrastando l'evasione fiscale) e precarietà (cioè, applicando i contratti senza deroghe o gabbie salariali). Altrimenti l'Italia uscirà dal gruppo dei Paesi più sviluppati e i suoi posti di lavoro mal pagati saranno sempre più coperti da immigrati ricattabili. A questo ricatto mira la xenofobia leghista, non ad aiutare i poveri a casa loro.
Ricordare, inoltre - come sosteneva il grande giornalista polacco Ryzard Kapuscinski - che "non si può conoscere la propria cultura senza conoscere quella degli altri".
L'altro grande problema di questo secolo, appena percepito, è la crisi ambientale. Qui la sinistra deve essere capace di far leva su un "giusto" egoismo sociale, che teme l'invasione del cemento e di impianti inquinanti (inceneritori, centrali nucleari, grandi industrie chimiche ecc.). Qui la sinistra può far leva sul potente motore della paura, giustificata, della catastrofe ecologica che colpirebbe le future generazioni se non si cambia natura e direzione dello sviluppo.
Se la sinistra insegue l'opinione pubblica, plasmata dai media e dai sondaggi (in cui si risponde senza pensare, ripetendo le idee dominanti), farà l'errore della destra - scambiare il problema per la soluzione - senz avere lo stesso potere di seduzione. Far riflettere le persone, lo sperimentiamo ogni giorno, le porta a pensare prima di parlare e a capire che le ricette della destra sono inefficaci o controproducenti (la Malpensa è solo uno dei tanti esempi).
Essere convinti di questa analisi, essere convincenti, aiuterà la sinistra a raccogliere la delusione della gente quando arriverà il fallimento del berlusconismo (mix di populismo e liberismo). Ce la dobbiamo fare. Altrimenti la gente si incattivirà acor più e arriveranno tempi più bui.
PS: oggi qualcuno - tra economisti e sociologi (e teologi) - riscopre Karl Marx; diffido delle mode, però è utile ricordare che, per Marx, l'impegno politico non è conseguenza dell'analisi economica e la verità del capitalismo è accessibile solo con la lotta politica (che crea coscienza di classe); come rilevava Hannah Arendt, "non le idee ma gli eventi cambiano il mondo", e gli eventi sono prodotti (imprevedibili) anche dalle azioni; insomma, invece di guardare i sondaggi, la sinistra deve organizzare i conflitti partendo dai problemi reali dei cittadini (consumatori, risparmiatori, lavoratori).

martedì 19 maggio 2009


Rialziamo la testa! Insieme.
Anche nella nostra zona la campagna elettorale sta decollando. Volontinaggi, manifesti sui tabelloni elettorali, iniziative con i candidati.
La campagna elettorale di Prc-Pdci (per la Provincia di Milano, alleati con la lista civica Un'Altra Provincia) ha pochissimi mezzi: in zona è completamente autofinanziata. Serve l'aiuto di sostenitori e simpatizzanti: anche piccolo, se ripetuto, può essere efficace.
Un proverbio cinese dice: quando tre persone cominciano a dire di aver visto una tigre per strada, tutti gli altri abitanti della città ci credono. Questo è l'elementare meccanismo che forma l'opinione pubblica, anche oggi. Solo che oggi lo spazio pubblico non è pià la strada, la piazza: è la Tv e Internet. Media potentissimi (raggiungono istantaneamente milioni di persone), ma anche deboli (necessitano di continui rinforzi "pubblicitari") e che possono essere superati dalle reti amicali e parentali, dal passaparola.
Ecco perchè chiedo aiuto a te navigatore o navigatrice della rete. Se rialziamo la testa insieme, possiamo cambiare le cose.
COSA FARE ONLINE
- segnalare questo sito,
- segnalare email (o SMS) cui inviare informazioni,
- scaricare volantini da diffondere ad amici e conoscenti,
- inviare via email ad amici e conoscenti la card-invito al voto.
COSA FARE OFFLINE
- partecipare alle iniziative elettorali nella zona (c'è il calendario su questo blog),
- diffondere volantini,
- inviare SMS ad amici e conoscenti,
- contribuire all'autofinanziamento,
- proporre nuove iniziative o incontri.
Ecco il materiale scaricabile:
- card-front,
- card-back,
- volantino Bici-Parco,
- volantino Centri-Commerciali,
- volantino Esercizi-artigianali,
- volantino Pendolari,
- Programma Europee 2009,
- Programma Amministrativo Provincia,
- scheda Massimo Gatti,
- scheda Giuseppe Dimola.
NB: se il disco remoto da cui scaricare è momentaneamente non disponibile, richiedimi direttamente il materiale via email.

lunedì 18 maggio 2009

Folk e punk ad Abbiategrasso. Intanto "la terra trema".
Folk piemontese e punk catanese in concerto domenica sera, 24 maggio, nel Parco Folletta di Abbiategrasso. L'evento gratuito, organizzato dal collettivo Folletto 25603, propone all'ascolto (e al ballo) due gruppi musicali: I Treni dell'Alba, autori del disco Folk Destroyers, e i Pecora (ex Crutoradio), per la prima volta dal vivo.
La data non è scelta a caso: in Francia il 24 maggio è il giorno ufficiale della memoria del pellegrinaggio sulle coste francesi delle Marie presenti sotto la croce di Gesù. Sara-la-Kali (Sara la Nera) sarebbe stata la loro serva rom. La festa di Santa Sara, venerata dalla comunità gitana a Saint-Marie-de-la-Mer in Camargue, è il 19 agosto.
Le persone che si raccolgono nel Folletto, centro sociale nell'omonimo quartiere abbiatense, lo scorso fine settimana sono state impegnate a risanare il campetto di calcio del vicino parco, abbandonato dal Comune. E portano avanti anche progetti più ambiziosi. Come "La Terra Trema", che cerca di sottrarre il nostro territorio al destino di retrobottega della "Grande Milano". Gli insegnamenti di Luigi Veronelli hanno stimolato il recupero di un'agricoltura più naturale e la promozione di nuovi stili di vita: uno dei risultati è l'accurata guida, La Carta dei Vini della Terra 2009. Inoltre, quelli del Folletto partecipano a specifici eventi. Come il "Critical wine" del Leoncavallo 2008. O come il convegno sull'alimentazione mediterranea a Catania, il prossimo 30 maggio, dove Laura Alemagna parlerà delle micropolitiche di resistenza rurale.
Quello della "Terra Trema" è un progetto, si può ben dire, con i piedi per terra: creare nuove forme di cura dell'ambiente e del territorio; sperimentare in agricoltura filiere corte autorganizzate; promuovere piccoli produttori agricoli che privilegiano sapori naturali e di qualità. "Coltivare cultura" è un modo concreto di valorizzare il nostro territorio, indicando un diverso sviluppo, che sarà tanto più efficace se saprà diffondere le buone pratiche e fare rete con analoghe esperienze.
Info: www.laterratrema.org

domenica 17 maggio 2009

ITALIA ZERU TITULI: salari più bassi d'Europa.
(Televideo RAI) Le buste paga degli italiani sono fra le più basse d'Europa. Con uno stipendio netto di 21.374 dollari, il nostro Paese si colloca al ventitreesimo posto nella classifica dei trenta Paesi Ocse.
Secondo il rapporto dell'Organizzazione per la cooperazione e sviluppo, gli italiani guadagnano circa il 17% in meno rispetto alla media Ocse. Salari migliori non solo in Gran Bretagna, Germania e Francia, ma anche in Gracia e Spagna. Gli italiani risultano penalizzati anche se il raffronto viene fatto con la Ue a 15 (27.793 di media) e con la Ue a 19 (24.552). La classifica riguarda il salario netto annuale di un lavoratore senza carichi di famiglia.
PS: questa la notizia di oggi; pensare che fino a poco tempo fa qualcuno sosteneva di volere "un'Italia vincente come il Milan" (?); qualcuno che forse si chiama BURLESCONI.
PPS: naturalmente, l'impoverimento non è stato uguale per tutti; infatti, mentre sia per il reddito mediano che per il reddito del 10% più povero, l'Italia è ultima tra i paesi considerati, il reddito del 10% più ricco risulta più alto della media Ocse.
(fonte: www.economiaepolitica.it)

"La sinistra europea sconfitta". "Dobbiamo riscoprire l'interesse collettivo".
Per il settimanale americano Time, i conservatori "sembrano sempre più una specie in via di estinzione". Eppure in Europa gli elettori abbandonano la sinistra. Perché?
In due articoli pubblicati dal settimanale Internazionale (n. 795/2009), c'è chi prova a rispondere e a proporre da cosa ripartire.
Il francese Bernard Guetta, di Radio France, prevede che la destra e non la sinistra dominerà il nuovo parlamento europeo. "Gli elettori sembrano volere politiche di sinistra, ma poi - contraddizione sorprendente - si rifiutano di punire la destra, che governa gran parte dei 27 paesi dell'Unione", osserva Guetta, che però sottolinea le responsabilità della sinistra e così prosegue. "Dopo aver appoggiato, a Berlino, Londra, Roma e Parigi, le politiche liberiste, ora non possono rispolverare un patrimonio ideale da cui hanno preso le distanze. Inoltre il loro ritardo nel capire che questa crisi avrebbe chiuso la lunga parentesi liberista ha dato alle destre il tempo di tornare allo statalismo e alle sinistre radicali di cavalcare la protesta sociale". Guetta conclude che "non puntando sull'Europa, e non sostenendo un potere continentale capace di difendere il lavoro, le sinistre continuano a darsi la zappa sui piedi".
Insomma, il quadro mi sembra questo: la destra ha ricette sbagliate, ma convince gli elettori; la sinistra moderata la insegue sul suo terreno e (inevitabilmente) perde; la sinistra radicale ha giuste intuizioni, ma i suoi comportamenti non attirano consensi.
L'inglese Eric Hobsbawn, tra i più grandi storici viventi, in un articolo sul quotidiano The Guardian, prova a guardare oltre la crisi del capitalismo e il fallimento del socialismo. "Abbiamo conosciuto due tenativi concreti di realizzare questi modelli nella loro forma pura: le economie pianificate dallo stato centralistico sovietico e il libero mercato senza restrizioni e controlli. Le prime sono crollate negli anni ottanta, travolgendo i sistemi comunisti dell'Europa orientale. Il libero mercato sta collassando davanti ai nostri occhi nella più grave crisi del capitalismo globale dagli anni trenta" osserva Hobsbawn. E prosegue: "entrambi questi sistemi hanno fallito. Il futuro, come il presente e il passato, appartiene a economie miste, in cui pubblico e privato sono in qualche modo intrecciati". Nessuno sa come superare la crisi - aggiunge lo storico inglese - né i governi, né le banche centrali o le istituzioni finanziarie internazionali: "i leader internazionali sono ancora dipendenti dalla droga del libero mercato ". Una politica progressista, per Hobsbawn, deve tornare a credere che "la crescita economica e la ricchezza sono un mezzo e non un fine". E conclude: "il banco di prova di una politica progessista non è privato ma pubblico: non implica solo redditi e consumi in crescita per i singoli, ma riguarda soprattutto l'allargamento delle opportunità e di quelle che Amartya Sen chiama le 'capacità' di tutti legate all'azione collettiva. (...) Questo principio sarà importante soprattutto per affrontare il problema più grave di questo secolo: la crisi ambientale. Qualunque marchio ideologico si scelga, quest'impegno comporterà un sensibile allontanamento dal libero mercato a favore dell'iniziativa pubblica (...) E, considerata la gravità della crisi ... il tempo non è dalla nostra parte".

sabato 16 maggio 2009

PACE. Europa denuclearizzata, sobria e solidale.
Obama ha cominciato a chiederlo all'Europa. Rinunciare agli armamenti nucleari, creando un continente denuclearizzato. Più che una posizione pacifista, quella del presidente americano appare una scelta di convenienza: meno costi per l'apparato militare americano. Ma è una buona posizione, che guarda al futuro.
L'Europa, però, fa orecchio da mercante, a partire dalla due potenze nucleari: Francia e Gran Bretagna (la Russia di Putin sta a guardare). In particolare, Sarkozy non può rinunciare alla "grandeur" per effetto della quale i cugini francesi si sono riempiti di centrali nucelari civili (eh già, il civile serve a procurare materiale radioattivo per il nucleare militare, non viceversa; ecco perché si teme il nucleare "civile" dell'Iran). La Francia ha una sovraproduzione di elettricità da nucleare, tanto che deve incentivare il riscaldamento elettrico, e svende il surplus all'Italia. Sarkozy è perfino riuscito a rifilare la sua vecchia tecnologia nucleare all'Italia. Il governo Berlusconi ha deciso che costruirà 5 centrali nucleari (dove?). Ci vorranno almeno 30 miliardi di euro (60.000 miliardi di vecchie lire e non si sa come trovarli) e almeno 10 anni prima che entrino in funzione. Dopo 40 anni di servizio andranno chiuse e nessuno sa come smaltire le scorie nucleari (radioattive per centinaia di anni, migliaia per alcuni isotopi), cancerogene per tutte le forme di vita.
Ci sono 439 centrali nucleari nel mondo e non se ne costruiscono (quasi) più. I costi per la sicurezza sono troppo alti, e le imprese si avventurano in tali investimenti solo se lo Stato ci mette i soldi. Certo, l'uranio affascina: solo 2 grammi danno un'energia equivalente a 500 vagoni di carbone o all'intero lago di Como, se fosse sfruttato per l'energia idroelettrica. Ma. oltre al fatto che è caro, non è inesauribile, al pari dei combustibili fossili.
Insomma, il modello energetico dell'attuale capitalismo non può funzionare ancora per molto (non è un caso che l'attuale crisi mondiale sia cominciata con il fallimento in Usa della Enron, colosso dell'energia). I combustibili fossili (petrolio, metano, carbone), prodotti dalla natura in milioni di anni, si stanno esaurendo in pochissimi secoli.
Pensate a un telefono cellulare con una batteria che si carica in un anno e poi permette di parlare solo un minuto; e pensate che la batteria non si può ricaricare: una tecnologia inservibile.
Eppure è questa la via imboccata dal capitalismo industriale: ciò ha permesso al mondo di crescere (e progredire per un pò) velocissimamente, ma al prezzo di accelerare la fine delle sue risorse naturali (e di cominciare, oggi, a far regredire la civiltà).
Analogo discorso vale per la cosiddetta "rivoluzione verde" in agricoltura. Poiché tanto si dà al suolo agricolo e tanto si ricava come produzione alimentare, cosa succederà quando si esauriranno i fertilizzanti chimici, ricavati dal petrolio?
Ripensare lo sviluppo è un obbligo. Un futuro sostenibile è quello che tiene conto dell'impronta ecologica (quante risorse naturali trasformiamo, rendendole non riutilizzabili, per mantenere il nostro modo di vita), di come e cosa produciamo e consumiamo. Serve uno sviluppo centrato sul territorio, sobrio e solidale, con reti energetiche locali e filiere alimanteri corte, limitando il consumo di suolo. Ciò consentirebbe, oltre a un nuovo benessere, un autogoverno dei cittadini, oggi sempre più espropriati dalle decisioni sul bene comune (altro che federalismo: nuovo centralismo, questa volta regionale, che soffocherebbe i Comuni!).
Ricordiamoci, quando voteremo per il Parlamento europeo, che solo il gruppo GUE-NGL (in Italia rappresentato dalla lista unitaria Prc-Pdci e da alcuni candidati della lista Sinistra e Libertà) ha portato avanti coerentemente tali posizioni per un futuro sostenibile.
Schede di approfondimento sull'energia e sul nucleare sono disponibili sul sito di Mario Agostinelli:
www.marioagostinelli.it/?page_id=223
www.marioagostinelli.it/?page_id=285

venerdì 15 maggio 2009

Vieni con noi in campagna (elettorale).
La campagna elettorale sta entrando nel vivo. Si voterà il 6 e 7 giugno in più di metà delle province e dei comuni italiani (tra gli altri, Arluno, Sedriano e Vanzago).
Si voterà anche per il rinnovo del Parlamento europeo. Il 21 giugno si voterà per l'eventuale ballottaggio delle elezioni amministrative e per il referendum sulla legge elettorale (da evitare).
Le elezioni provinciali, tradizionalmente, appassionano meno. Eppure la Provincia ha competenze importanti per la qualità della vita delle persone. Le scuole pubbliche superiori, che noi (la coalizione di sinistra) vogliamo più sicure e attrezzate. L'ambiente: parchi, che noi vogliamo liberi dal cemento e con un'agricoltura più naturale, per frenare il consumo di suolo; raccolta rifiuti, che noi vogliamo orientata di più a riuso, recupero e riciclaggio (gli inceneritori sono già abbastanza). Il lavoro (con le agenzie pubbliche per la formazione, l'orientamento e il lavoro), che noi vogliamo decente e con un reddito di base garantito. Le strade e la mobilità; noi vogliamo più manutenzione delle strade e più spazio per le biciclette; vogliamo un trasporto pubblico efficiente, soprattutto per i pendolari. E poi il coordinamento e l'integrazione tra i comuni per i servizi sociali, la cultura, lo sport e il tempo libero...
Insomma, le Province servono, anche se potrebbero essere sostituite da aggregazioni di comuni o da Città metropolitane (ente locale con più poteri sovracomunali).
"Per lavoro decente e ambiente sano serve sobrietà e solidarietà sociale" è lo slogan che ho scelto per candidarmi al Consiglio provinciale (leggi la mia scheda).
Semplicità e meno sprechi, addio al consumismo sfrenato, finirla con politici imbroglioni (e cittadini creduloni); ricordando che la migliore sicurezza per i cittadini viene da un lavoro certo, una casa alla portata di tutti, una pubblica amministrazione che si prende cura dei bisogni essenziali. Questa è per me politica pulita. Se verrò eletto, mi occuperò in particolare di lavoro, quello buono non precario, e della condizione di giovani e anziani, oltre che della tutela del nostro territorio dall'invasione della speculazione immobiliare.
Ecco le principali iniziative nel Collegio uninominale provinciale n. 21 (Arluno, Bareggio, Pogliano, Pregnana, Sedriano, Vanzago, Vittuone, oltre 70 mila abitanti complessivi).
Assemblee pubbliche.
- martedì 19 h.21 Bareggio
, sala biblioteca comunale (via Marietti);
- mercoledì 20 h. 21 Pregnana,
sala biblioteca comunale (via Liguria).
Volantinaggio e presidi.

- Mercati: Arluno (ogni mercoledì), Bareggio (ogni lunedì e giovedì), Pogliano (ogni venerdì), Pregnana (ogni venerdì), Sedriano (ogni sabato), Vanzago (ogni mercoledì), Vittuone (ogni giovedì).
- Supermercati e centri commerciali: sab.16 Coop Bareggio; sab. 23 C. Comm. Vittuone; sab. 30 C. Comm. Arluno.
Altre iniziative.
- martedì 26 h. 7, stazione di Vittuone;
- domenica 31, biciclettata per la tutela del Parco Sud (alle ore 10 da ogni municipio della zona e fino al Parco Arcadia di Bareggio per un aperitivo alle ore 11.30);
- lunedì 1 giugno h. 19.30: cena all'Ideal di Magenta, cui sono invitati tutti i sostenitori della coalizione nel magentino, oltre che i candidati di Prc, Pdci e Un'Altra Provincia (Collegi 21 e 34).
PS: attenzione, sulla scheda gialla delle provinciali non si danno preferenze; il nome dei candidati a presidente, affincati dai simboli e dal nome di un solo candidato consigliere per ogni lista (in ciascun Collegio), sono già scritti sulla scheda.
Per dare il voto alla lista occorre mettere una croce sul simbolo (Prc) o sul nome del candidato consigliere (Dimola); se si mette la croce sul nome del candidato presidente, il voto non va alle liste collegate.

giovedì 14 maggio 2009

Petizione europea contro lo strapotere di Cl in Lombardia.
"Comunione e Liberazione è l'unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell'ambito di un'importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia attraverso un'occupazione militare dei suoi esponenti di tutti i centri di potere (dai Direttori Generali ai dirigenti delle Unità Organizzative nei più importanti Assessorati, dai Direttori Generali delle pubbliche Aziende Ospedaliere ai primari, dagli Amministratori Delegati ai Presidenti delle società di trasporto, dai Direttori Generali degli Enti e delle Agenzie regionali ai consigli di amministrazione delle società a capitale pubblico della Regione Lombardia operanti in ambito strategico come le infrastrutture, la formazione, l'ambiente ecc.) costituendo, di fatto, una pericolosa situazione di potere 'dominante'".
Questa è la premessa di una petizione popolare che ha già raccolto un migliaio di firme e che sarà inviata ai Parlamenti europeo e italiano. L'iniziativa è di Enrico De Alessandri, che è stato direttore del Centro Regionale Emoderivati e attualmente lavora presso il settore sanità della Regione Lombardia. Ha scritto un libro di prossima pubblicazione, Comunione e Liberazione: assalto al potere in Lombardia, di cui è disponibile una sintesi sul seguente sito, dove si può anche firmare la petizione online:
www.teopol.it
Secondo De Alessandri "tutti i movimenti fondamentalisti sono portatori di un'ideologia totalitaristica 'onnicomprensiva' che non opera alcuna distinzione di piani tra fede e politica e tende ad imporre un regime della verità a tutta la collettività".
Io ho già firmato. Pensaci anche tu.
PS: non può essere solo un caso che, durante le giunte Formigoni (Presidente dal '95), la Lombardia ha manifestato un vistoso declino.
E non solo nel primo trimestre di quest'anno (+341% di cassa integrazione sullo stesso periodo dello scorso anno, senza contare le piccole aziende, senza ammortizzatori sociali, che semplicemente licenziano).
I cattivi risultati del Pil (prodotto interno lordo) lombardo datano ormai da un quindicennio. Sono dovuti a un pesantissimo saldo commerciale (lo scorso anno -123%), poiché la Lombardia ha un tessuto produttivo vecchio ed è costretta a importare "conoscenze". E sono dovuti a investimenti sbagliati: i soldi non sono mancati, la Lombardia ha goduto di un 1% in più di fondi rispetto alla media europea; è mancata una politica industriale degna di una regione che un tempo era la "locomotiva" d'Italia e, addirittura, Milano la sua "capitale morale". Altri tempi.

mercoledì 13 maggio 2009

Profughi: Penati come Berlusconi.
Martedì 12 maggio, Tele Reporter ore 22.30, va in onda la trasmissione di attualità In punta di forchetta. In studio Agnoletto (Prc), Muscardini (Pdl), Penati (Pd), Volontè (Udc). A una precisa domanda del conduttore sull'episodio della nave di profughi respinta per decisione del governo Berlusconi, Filippo Penati (candidato Pd alla Provincia di Milano) risponde: "sono d'accordo sui respingimenti". Senza aggiungere neppure le raccomandazioni espresse dal presidente della Camera, Fini, affinché siano comunque subito verificati e ammessi i rifugiati che chiedono diritto d'asilo. Senza tener conto neppure della "grande preoccupazione" espressa dal commissario Onu per i rifugiati: c'è il rischio che la politica dell'Italia violi il "principio fondamentale di non respingimento".
Spiace questa uscita di Penati. Una "cattiveria" oltretutto inutile. Infatti, i profughi rappresentano una minima parte degli immigrati: gran parte di questi arriva in Italia con regolare visto turistico e poi, irregolarmente, vengono reclutati dai datori di lavoro che gli procurano il nulla osta all'ingresso per lavoro.
Spiace che a sostenere la candidatura Penati ci siano, oltre a Pd e Idv, i Verdi e la lista "Sinistra per la Provincia" (Sd, Mps, Ps).
Una seria risposta, indiretta, a Penati la dà Luigi Cancrini sull'Unità di ieri, dove, a proposito di analoghe posizioni "innaturali" di Fassino e Violante, c'è il seguente commento.
"Fa male sentire persone come Fassino e Violante difendere la scelta di Maroni e di Berlusconi e il linguaggio ormai apertamente militare con cui si "respingono" navi con centinaia di esseri umani disperati in cerca di aiuto. Dispiace che dei compagni non si ricordino delle convenzioni internazionali firmate dall'Italia per distinguere chi non ha diritto all'asilo dai rifugiati, che invece ce l'hanno. (...) Trasformare in odio contro gli emigranti la critica ai privilegi di chi evade le tasse e le leggi è, in questo momento, l'obiettivo fondamentale della Lega e del centro destra. Opporsi a questo disegno con il massimo possibile di chiarezza è necessario per chi sta a sinistra: contro ogni forma di esclusione e di razzismo".

martedì 12 maggio 2009


Carovana dell'arte: rESISTENZA expo.
Oggi a Settimo Milanese si apre la mostra itinerante di oltre trenta giovani artisti sul tema della "rESISTENZA", ospitata dalla biblioteca comunale di via Grandi. Si tratta della terza tappa di una carovana espositiva, ideata e curata dal giovane scultore Emanuele Fossati, e promossa dal Comitato intercomunale per la difesa della Costituzione dei comuni del rhodense.
Il disagio giovanile, frutto di una condizione esistenziale sempre più "votata alla resistenza", si esprime in opere eclettiche di fotografia, fumetto, illustrazione, pittura, scultura e videoarte.
Prossima tappa dal 19 al 24 maggio a Pogliano (Sala Consigliare) e Vanzago (Palazzo Calderara). Le tappe continueranno in altri comuni: Lainate, Rho, Pregnana,Nerviano.
La vignetta pubblicata sopra è di Rouge, giovane talento corbettese che gira quasi tutte le fiere del fumetto italiane (e le manifestazioni politiche milanesi), distribuendo i suoi "foglietti gialli". Sono fulminanti battute al vetriolo che giocano con parole, personaggi (semplici "vermi") e grafica. Rappresentano una condizione moderna - riassunta in satira nel titolo del suo sito web, "una società che striscia" - che vogliono strappare un riso amaro o infilare un tarlo nella mente.
Tutta la produzione di Rouge è disponibile sul sito www.vermidirouge.com
PS: per motivi organizzativi la mostra non si è trasferita a Pogliano e Vanzago ma resta esposta a Settimo.

lunedì 11 maggio 2009

Pregnana. EUTELIA in lotta.
Per solidarietà questa mattina ho partecipato alla manifestazione dei lavoratori dell'Eutelia a Pregnana Milanese. "Landi ladroni, fuori dai coglioni" è stato lo slogan più gettonato. Centinaia di impiegati (anche provenienti dall'ex Olivetti di Ivrea) hanno percorso la SP 172 (bloccata per un'ora) fino al Comune, in testa molte donne. Nello stesso tempo, altri lavoratori del gruppo manifestavano a Roma, davanti a Montecitorio per un incontro al Ministero del lavoro.
Sono in pericolo 2.000 posti di lavoro - tra cui 550 all'ex Honeywell Bull di Pregnana - sui 2.400 dell'Eutelia, società quotata in borsa e attiva in Italia nei settori Telecomunicazioni e Informatica. La famiglia Landi di Arezzo controlla il gruppo ed è al centro di contestazioni per incapacità imprenditoriale, oltre che per una vicenda giudiziaria di frode fiscale. Dopo aver acquisito verie aziende in crisi, e goduto di aiuti, la famiglia vuole chiudere tutto il settore informatico. Inoltre, la loro finanziaria ha in proprietà il terreno ex Bull: oltre 300.000 metriquadri che fanno gola alla speculazione immobiliare (l'area è vicina all'Expo 2015). Per evitarla, il Comune di Pregnana - un'amministrazione sostenuta da centrosinistra e sinistre unite, guidata dal sindaco Sergio Maestroni (Prc) - ha mantenuto la destinazione produttiva del suolo. Resta invece defilata la Regione Lombardia.
Angelo Pagaria, delegato RSU Bull, sabato scorso a Milano è intervenuto a un convegno di Rifondazione sul lavoro. Ha presentato le proposte dei lavoratori per non chiudere questa realtà produttiva avanzata. Intanto, evitare la cassa integrazione a zero ore o, peggio, i licenziamenti, attraverso i contratti di solidarietà già in atto (si lavora 3 giorni su 5 a stipendio ridotto). Poi assicurare commesse pubbliche per superare la crisi e individuare un imprenditore seriamente interessato al settore ICT (information and communication tecnology) in Italia.
Parafrasando un vecchio slogan sindacale: "come mai, come mai lottan solo gli operai; ora i tempi son cambiati, lottan pure gli impiegati".

domenica 10 maggio 2009

PROVINCIA. Una proposta concreta per lavoro decente.
Come anticipato, ho accettato di candidarmi al Consiglio provinciale per portare avanti una concreta proposta a favore del lavoro decente. Per lavoro "decente" mi riferisco a quello che, come dice l'art. 36 della nostra Costituzione, riconosce al lavoratore il "diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa".
A livello internazionale, è l'Oil (agenzia Onu per il lavoro) che denuncia il lavoro indecente nel mondo, in particolare: lavoro informale, lavoro forzoso, lavoro minorile. Il neoliberismo, ideologia dei poteri forti, ha proposta la flessibilità (in realtà, precarietà) per combattere la disoccupazione. Invece, assistiamo all'aumento del numero di disoccupati, in Italia e nel mondo.
In Italia, lavoro indecente è quello co.co.pro. per finti progetti. Lavoro indecente è quello di poche ore alla settimana, ma con turni che rendono impossibile un altro lavoro per integrare il reddito. Lavoro indecente è quello di finte cooperative per finti appalti (in realtà solo illegittima interposizione di manodopera). Lavoro indecente è quello sottoinquadrato: la legge lo consente fino a due categorie inferiori solo per l'apprendistato e per il contratto d'inserimento; invece, ci sono aziende che impongono inquadramenti (cioè categorie contrattuali) inferiori al di fuori di tali limiti. Lavoro indecente è tutto quello che non consente un reddito dignitoso.
La Provincia ha un'importante competenza nell'attività di mediazione fra domanda e offerta di lavoro (ex "collocamento"). E ha in mano un rubinetto significativo di soldi pubblici destinati a sostenere occupazione, imprese, formazione dei lavoratori: decine di milioni di euro ogni anno nella sola provincia di Milano. Inoltre, cooperando meglio con altri enti (Comuni, Asl, Ispettorato del lavoro ecc.), la Provincia potrebbe contrastare il lavoro nero e il ricatto del precariato.
Ecco perchè ho voluto illustrare meglio, con una lettera alla Provincia e ai 134 Comuni del milanese, la proposta di realizzare un'unica agenzia per formazione, orientamento e lavoro (Afol) nella provincia di Milano, e di elaborare in modo partecipato specifici Piani del lavoro a livello sub-provinciale (territori più omogenei).
Naturalmente una politica per la piena occupazione, e per un reddito di cittadinanza, ha bisogno di interventi statali e regionali. Un argomento da approfondire in altre occasioni. Però va ricordato che già si impiegano tante risorse pubbliche (anche fondi europei), che potrebbero essere spesi meglio. Un solo esempio. La Regione Lombardia ha sperimentato un progetto, LaborLab, che assegna "doti" per ogni disoccupato avviato al lavoro o, almeno, alla formazione. In realtà le doti vanno alle agenzie pubbliche e, soprattutto, private per il lavoro e la formazione. Nel 2008 si sono spesi 25 milioni di euro. Risultato: 1.500 persone prese in carico, di cui solo 300 avviate a un posto di lavoro. Tali posti, in quanto già esistenti, sarebbero comunque stati coperti; invece, 25 milioni di euro potevano creare 500 nuovi posti di lavoro. Ogni ulteriore commento è superfluo.

Scarica le lettera su AFOL

venerdì 8 maggio 2009

ELEZIONI/3. Scenari politici nazionali.
"Basta, non se ne può più di questa divisioni!" Questo sfogo molto frequente tra il popolo di sinistra coglie un aspetto decisivo: in questo modo, le sinistre sono votate alla sconfitta. Tale stato d'animo resta però progioniero dell'impotenza, quando porta a non votare o a farlo turandosi il naso.
In tutta Europa la sinistra stenta. Ma in Italia, come ha scritto di recente lo storico inglese Perry Anderson, la "sinistra invertebrata" ha perso contatto con la società e ha dilapidato un'eredità politica straordinaria (Internazionale 793/2009).
Il Partito Democratico resta un'indistinta formazione politica, troppo debole e moderata, pronta a scendere a compromessi (sul conflitto d'interessi, sulla laicità dello Stato, sui diritti dei lavoratori ecc.). E la sua pretesa autosufficienza è finita con la caduta di Veltroni.
I partiti a sinistra del Pd o si aggrappano a identità storicamente esaurite o propongono aggregazioni improbabili.
S'ingannano infine, quelli di sinistra che si rifugiano nel voto all'Idv. Di Pietro è abile a intercettare un senso comune "antiberlusconiano", ma non ha una politica all'altezza dei problemi. Soprattutto, non è culturalmente in grado di coniugare uguaglianza e libertà (nel Parlamento europeo spesso vota con i centristi).
Eppure un popolo di sinistra c'è (e io l'ho visto, parafrasando una battuta). Era alla manifestazione della Cgil il 4 aprile a Roma. Era, localmente, alla tre giorni dell'Anpi per la festa della liberazione a Magenta, con le "Staffette partigiane": giovani e non solo.
La destra italiana non ha quello strapotere che qualcuno gli attribuisce, anche se ci prova, grazie alla posizione dominante nei mass-media. Il PdL (Forza Italia più Alleanza Nazionale) nelle politiche 2008 ha raccolto il consenso di meno di 29 elettori su 100. Con i voti della Lega si arriva in tutto a 35, un italiano su tre. Non è un plebiscito: è l'effetto della legge elettorale "porcata" (che peggiorerà se passa il referendum del 21 giugno) a premiare oltre il dovuto Silvio Berlusconi. I sondaggi gli assegnano il 70% di gradimento degli italiani? Non sono voti, sennò che dire del 90% a favore di Napolitano? Quindi Berlusconi deve ringraziare, oltre alle sue note capacità di "venditore", la divisione delle sinistre e la loro incapacità di opposizione.
Rialzarsi si può e si deve. Le destre non solo ci hanno portato nella recessione più grave da ottant'anni in qua: sono convinte che, salvando le banche, le imprese possano ricominciare a fare profitti come prima, impoverendo il mondo del lavoro. Un'altra soluzione è possibile. La speranza arriva dall'America, del sud e del nord, e sta a sinistra.
ELEZIONI/2. Scenari politici provinciali.
Sulle alleanze per le prossime elezioni provinciali "il mio pensiero è che non si può scegliere sulla base di sensazioni, simpatie, tesi precostituite. Si tratta di individuare cose da fare (in base a princìpi programmatici) e costruire vaste alleanze (con persone valide) sui punti comuni (pochi ma qualificanti). Con un presupposto: che siamo tra persone che rispettano gli impegni presi (o li rinegoziano insieme)."
Scusate l'autocitazione: è quanto scrivevo il 9 aprile scorso al Presidente della Provincia Filippo Penati (in coda a una lettera sulla situazione dei centri per l'impiego nell'ovest milanese), lontano dal pensare a una mia candidatura per il consiglio provinciale.
Confermo tale anticipazione, anche se sinistra e centrosinistra si presentano separati al rinnovo dell'Amministrazione provinciale. Il rischio di perdere, così, è altissimo. Chi è responsabile?
Vediamo cosa è successo. Penati, specie nell'ultimo anno, si è allontanato dallo spirito di coalizione che lo ha fatto vincere cinque anni fa, e ha inseguito la Lega sul suo terreno. Le sinistre non hanno saputo convincere il proprio elettorato che, nel 2008, ha voltato loro le spalle: in gran parte astenendosi, in parte riversandosi sul "voto utile" al Pd o su quello "antiberlusconiano" a Idv. La separazione era dunque nell'aria, anche perché Penati ha optato per una "coalizione coesa" (cioè ristretta) e ha dichiarato di voler fare a meno delle liste "falce e martello". Una scelta apparentemente suicida, visto il grande divario tra centrodestra (50,9%) e centrosinistra (36,3%) in provincia di Milano nelle politiche 2008 (oltre 265 mila voti di differenza).
Penati ha messo in conto - credo - la sconfitta (anche se, in campagna elettorale, dirà che ce la può fare, per rastrellare il "voto utile"), ha rotto deliberatamente con le sinistre più radicali, prepara un'alleanza di centro. Quando? Tra due anni, allorché - d'accordo il sindaco di Milano, Letizia Moratti - si voterà per la Città metropolitana, nuovo ente locale che assorbe la Provincia e parte dei poteri dei Comuni. Temerario.
Perciò penso che le sinistre genuine devono ritessere il filo con quelli che intendono rappresentare, i tanti che hanno (sempre) meno e che vogliono rialzare la testa. E devono misurarsi concretamente con i problemi di una globalizzazione in crisi. Senza spirito di setta, ma con umiltà e coraggio. Meglio sarebbe stato che Verdi e Sinistra democratica si unissero a questo percorso. Parte di loro lo hanno fatto, formando la lista civica un'altra provincia (assieme a quelli di Dario Fo e, nella nostra zona, a quelli del sindaco di Cassinetta, Domenico Finiguerra) in coalizione con Prc e Pdci. Questa coalizione di sinistra, che candida Massimo Gatti (consigliere uscente di Sd), è un primo timido passo nella giusta direzione. Una concreta speranza, se gli elettori la riconosceranno, nella possibilità di cambiare in meglio la vita di tutti.

Scarica la scheda di Massimo Gatti, candidato presidente della Provincia.
Scarica il programma amministrativo della coalizione di sinistra per la Provincia di Milano.

ELEZIONI/1. Perchè mi candido.
Perché me l'hanno chiesto, potrebbe essere la risposta alla domanda sulla mia candidatura al Consiglio provinciale nella coalizione di sinistra (lista Prc). Mi interessa la politica da quando, quarant'anni fa, mi sono avvicinato all'esperienza del gruppo del manifesto (espulsi dal Pci perchè contrari all'invasione sovietica della Cecoslovacchia). Era la stagione della contestazione antiautoritaria e della liberazione dai tabù.
Questo è il primo motivo. La proposta me l'ha fatta Nello Patta, segretario milanese del Prc, riconoscendo un valore al mio attivismo nel magentino. Me l'ha chiesto pur sapendo che quest'anno non ho rinnovato la tessera di quel partito. Senza rotture, ma per bisogno di vedere meglio il volto della sinistra (un proverbio cinese dice: non puoi vedere il vero volto dei monti, se ti trovi ancora tra le montagne). Alcuni mesi fa ho aderito all'appello fiorentino per una lista unica della sinistra alle europee, senza leader e con candidature dal basso. Un'occasione persa. Comunque continua la mia cooperazione con le persone di buona volontà, specie le compagne e i compagni che mi hanno incoraggiato a fare questo passo.
Il secondo motivo, che mi ha convinto ad accettare un impegno anche oneroso (un mese di aspettativa dal lavoro, senza stipendio), è la possibilità di fare una campagna per il lavoro buono (e l'ambiente sano), sostenendo un preciso obiettivo: la creazione di un'unica agenzia pubblica per formazione , orientamento e lavoro, nella provincia di Milano. Una proposta che elimina sprechi e dà risposte migliori all'emergenza crisi (mobilità, cassa integrazione), ma anche al dilagante precariato che significa lavoro indecente, cioè non adeguato a una vita dignitosa. Provare a cambiare, rivendicando in tanti lavoro decente e ambiente sano: questa per me è politica pulita.
Non sarò eletto? Ci provo. Mi basta poter contribuire, assieme ai cittadini attivi, a far sì che le persone che hanno meno abbiano "una parola in più" per far valere i propri diritti.

Scarica la scheda di Giuseppe Dimola, candidato al Consiglio provinciale per il collegio uninominale n. 21 (Arluno, Bareggio, Pogliano, Pregnana, Sedriano, Vanzago, Vittuone)

giovedì 7 maggio 2009

Arrivederci (e perchè afolovest).
Da domani e per un mese questo blog diventa il diario della campagna elettorale di Giuseppe Dimola.
Giobbe2 quindi vi saluta. Non senza una spiegazione a chi mi ha chiesto il significato del titolo (e relativa immagine) del blog.
AFOLOVEST è un acronimo: "Anche Facendo Ogni Lavoro Opera Vitalmente a EST". Un motto inventato che evoca due cose.
1. La Vita Activa (la condizione umana) di Hannah Arendt, con la sua distinzione tra lavoro, attività che si consuma in se stessa come metabolismo dell'uomo sulla natura per la propria sopravvivenza, e opera, realizzazione durevole dell'uomo destinata a sopravvivergli.
2. Afol Ovest, cui assomiglia: è l'agenzia pubblica per la formazione, l'orientamento e il lavoro, che avrebbe dovuto nascere anche nell'ovest milanese; invece chissà.
L'immagine dell'olandesina richiama, invece, una mitica leggenda dei Paesi Bassi. Un gruppo di bambini, che gioca vicino a una delle dighe necessarie a proteggere la terra dal mare, si accorge di una crepa. Un bambino ci mette il suo ditino, affinché le gocce non l'allarghino, e manda i suoi amici a chiedere aiuto. Gli adulti arrivano a riparare la diga e il paese si salva dall'inondazione.
Tale è l'ambizione di questo blog. Con un gruppo di fidati amici, segnalare le crepe che si aprono nella costruzione che difende le nostre vite: un sistema sociale, frutto delle lotte di chi lavora, che promuove i diritti di tutti.
Però mi basta essere un occhio critico su cosa succede nel ventre molle dell'ETM (Est Ticino Milanese; preferisco chiamarlo così il territorio abbiatense, castanese, legnanese, magentino, anziché Ovest milanese, che ne sancirebbe il misero destino di periferia della "Grande Milano", ovvero suo retrobottega).
Ma perché "ventre molle"? Intanto per la posizione del magentino, tra alto milanese e abbiatense. Poi perché Magenta e dintorni, secondo qualche architetto e urbanista, dovrebbe chiamarsi MAPEnta (con riferimento all'influenza esercitata da una grossa impresa edile locale).
Ci aggiungo la specificità di Vittuone, ex "Stalingrado" della zona. In questo piccolo comune di neanche 6 kmq, il centrodestra oggi dominante ha fatto costruire una grande casa di riposo privata: l'ha edificata, con oneri a carico della collettività, l'Italcantieri (negli anni '80 in mano a Berlusconi e costruttrice di Milano 2 e Milano 3), aggiudicandosi una gara d'appalto - unica concorrente - in un agosto di qualche anno fa. Il centrodestra ha inoltre privatizzato l'asilo nido, scaricandone i costi sugli utenti e riducendo la qualità del servizio. Poi ha fatto costruire, a cavallo del Parco Sud, il più grande centro commerciale della zona, senza responsabilità sociale e ambientale. Ora vuol fare costruire un albergo, con la scusa dell'Expo, e un grande centro scolastico privato (dall'asilo alle superiori) per sdebitarsi con la componente ciellina del Pdl. Non parlo di cosa c'è dietro l'acquisizione della Villa Venini. Ho detto tutto.

mercoledì 6 maggio 2009

Un futuro sostenibile è possibile/2
Fare a meno dell'ideologia della crescita illimitata può essere anche una scelta locale, in primo luogo dei Comuni. A questi enti locali più vicini ai cittadini da un ventennio sono stati tolti poteri, per far posto a un neocentralismo regionale, spesso più opprimente di quello statale.
I Comuni, però, possono ancora scegliere la destinazione d'uso del loro suolo e così determinare uno sviluppo sociale anziché un'altro. Le dotazioni territoriali sono espressione concreta dei diritti di cittadinanza tutelati dalla Costituzione e devono coniugare le sfide della modernizzazione con i princìpi della sostenibilità ambientale ma anche della coesione e della solidarietà sociale.
La speculazione fondiaria va riportata sotto rigido controllo, dando priorità alla salvaguardia integrale delle due principali risorse naturali disponibili nella pianura padana (rinnovabili ma non indistruttibili): il suolo agricolo e le acque, superficiali e di falda. In particolare, vanno salvaguardati i parchi e le aree agricole, e va prevista l'"opzione zero" nel documento di piano quinquennale, inserito nel PGT comunale (piano di governo del territorio, che in Lombardia ha sostituito il PRG), individuando le aree non edificabili.
Gli standard urbanistici sono il riconoscimento del ruolo fondamentale che i servizi pubblici svolgono per la vivibilità dei nostri paesi. Essi vanno aumentati e rivisitati, alla luce di più generali "indicatori di vivibilità", anche proponendo ulteriori parametri e requisiti nell'ambito della dotazione standard da prevedere nel PGT. In particolare con le nuove dotazioni standard vanno individuati (predisposti in concreto e non solo sulla carta) i livelli minimi essenziali delle prestazioni sociali (in certi casi anche intercomunali) per un rinnovato welfare locale: assistenza sociale e sanità, istruzione, innovazione e ricerca, esercizio della libertà di religione, fruizione del tempo libero, della cultura e dello sport, mobilità, accessibilità e trasporto pubblico, godimento dei beni paesaggistici e storici, tutela dell'iniziativa economica in coerenza con l'utilità sociale e la sicurezza del lavoro, servizio abitativo sociale.
I PGT devono diventare lo strumento per regolare l'uso complessivo del territorio, con lo scopo di realizzarne meglio le utilità e risolverne i problemi. Un vero e proprio ruolo sociale del PGT deve dare priorità alla realizzazione di luoghi di incontro e scambio culturale, pensando in particolare alle esigenza di giovani, adulti, anziani, bambini e adolescenti, poiché queste sono le vere differenze da considerare e non certo il sesso, il ceto sociale, la nazione di provenienza, il credo politico e quello religioso.
Bisogna quindi mettere al centro l'infrastruttura sociale, che va considerata uno degli elementi di base per valorizzare il territorio, alla pari delle infrastrutture tecniche ed economiche, quali le strede, le reti di distribuzione dell'energia, le fognature.
Una pianificazione adeguata ha la finalità, in primo luogo, di evitare un incremento delle situazioni di rischio. Quindi ogni politica urbanistica - sia che riguardi il miglioramento, il recupero, la trasformazione delle aree già edificate, che la realizzazione di espansioni edilizie o di nuove infrastrutture - va condizionata dalla preventiva individuazione delle aree da escludere per la loro fragilità (e quindi da tutelare), da quelle disponibili in quanto con il maggior grado di sicurezza, determinato dal livello di vulnerabilità e pericolosità.
Infine, occorre programmare con l'ambiente, cioè individuare criteri e strumenti per la pianificazione sostenibile che integrino la pianificazione territoriale e urbanistica con un Piano di azione ambientale elaborato in base alle Agende 21 Locali (impegni di Aalborg), in una dimensione intercomunale e sovracomunale.
Così si prepara, a livello locale, un futuro sostenibile.
Un futuro sostenibile è possibile/1
Produrre di meno è il modo più sicuro per ridurre l'inquinamento e arrestare la catastrofe ecologica del nostro pianeta. Non è un ritorno all'indietro, anzi servono più tecnologia e scienza, indirizzate verso una pianificazione sostenibile dello sviluppo sociale. Si tratta di produrre cose con più qualità, fatte per essere conservate e durare a lungo, invece di più quantità di cose, fatte per essere consumate in fretta e gettate.
Oggi la fonte principale della capacità di produrre benessere sociale e ambientale è la conoscenza: sapere e informazione. Diventa centrale lo sviluppo del fattore umano e il contenuto comunicativo-relazionale del lavoro. Lavoro che manca perché le imprese lo vogliono scarso per evitare la piena occupazione e mantenere le retribuzioni basse col ricatto della disoccupazione, e per il disimpegno degli Stati.
Luciano Gallino, in un suo libro sui modi per eliminare la disoccupazione, afferma che in Italia esiste una vera e propria "miniera di lavoro" che non viene sfruttata. Le aree di crescita occupazionale secondo lui sono molteplici: la difesa del suolo e dei cittadini, i beni culturali, i trasporti, la formazione e la ricerca. La strada che Gallino individua non è quella di moltiplicare gli oggetti da tenere in casa o in ufficio o addosso, ma bensì di creare lavoro finalizzato al miglioramento della qualità della vita. Quante attività di cura sono necessarie: le citta e le metropoli hanno bisogno di riqualificazione e infrastrutturazione sociale, che non è fatta solo di spazi ed edifici pubblici collettivi ma anche di persone che danno loro senso e contenuto. Il lavoro riproduttivo, di cura delle persone, deve diventare centrale, ma deve essere retribuito in modo diretto o indiretto. Serve allora introdurre un reddito di cittadinanza pr fare lavoro sociale e di cura, ma anche culturale e artistico, senza sottostare alle logiche elitarie e segreganti del mercato capitalistico.
Carla Ravaioli, nei suoi ultimi libri, ricorda che il problema non è solo il clima. C'è l'inquinamento crescente dell'acqua dolce, potabile in quantità sempre più ridotte. Ci sono mari invasi da immondizie di ogni sorta e sempre meno pescosi. C'è la tossicità diffusa che sconsiglia l'uso agricolo di cospicue porzioni di terreno, e in mille modi colpisce la salute e moltiplica i tumori. C'è l'immane problema di soddisfare una popolazione che si approssima ai sette miliardi. Bisogna imparare dalla crisi, ma che cosa e per quale obiettivo? Esempio: produrre merci di lunga durata, anziché come oggi programmate per pochi anni (o mesi, a seconda del genere); riscaldare e refrigerare gli interni molto meno di quanto oggi dovunque assurdamente si faccia, anche con conseguenze negative sulla salute (tanto buon Pil in più?); eliminare gran parte degli imballaggi e contenitori di ogni oggetto in vendita; programmare la "filiera corta", cioè la messa in commercio di prodotti (soprattutto commestibili) per quanto possibile provenienti da località vicine, così da eliminare al massimo i trasporti. Eccetera.
Così si prepara, a livello globale, un futuro sostenibile.

martedì 5 maggio 2009

Nord Ovest fra Grande Fiera e Malpensa. Ancora un pò di infrastrutture, poi basta?
Rilanciare la declinante Malpensa. Evitare che Expo 2015 depredi il territorio attorno alla grande fiera Rho-Pero, lasciando a bocca asciutta i Comuni coinvolti. Ridurre l'impatto ambientale e migliorare la mobilità nei territori del nordovest milanese e del basso varesotto.
A far quadrare il cerchio ci hanno provato, oggi a Legnano, i sindaci dell'alto milanese e del rhodense in una conferenza sulle infrastrutture della mobilità (Fiera-Malpensa A/R). Hanno presentato un documento dove esprimono "grande preoccupazione" sul dibattito in atto per Expo 2015. E fanno appello alle istituzioni, nazionali, regionali, locali, affinché vengano riviste le priorità e rese disponibili le risorse necessarie - per il Sempione-bis, il trasporto pubblico locale, le piste ciclabili - per contenere lo "spreco di territorio" e salvare la vivibilità di "un territorio già fortemente congestionato". Ma hanno trovato poco ascolto.
La Provincia di Milano era presente ai massimi livelli, ma tra un mese si vota.
Il Comune di Milano era assente, ma fa sapere sui giornali che vuole spostare il suo ortomercato proprio nell'area dell'Expo.
La Regione ha mandato un funzionario a illustrare innumerevoli opere infrastrutturali (essenziali, connesse, necessarie), per le quali però non ci sono risorse sufficienti. Stesso lamento dalle ferrovie, FS e FNM.
Il governo nazionale era rappresentato dal senatore Massimo Garavaglia (Lega). Ha promesso che nel pacchetto Expo ci saranno fondi per le principali infrastrutture, ma ha ammonito: "queste sono le ultime; tra cinque anni saremo ancora da capo se continuiamo a costruire case, capannoni, centri commerciali". Garavaglia ha quindi invitato i sindaci ad anticipare una legge regionale non ancora adottata: prevedere a ridosso delle nuove strade e ferrovie una fascia di rispetto (300 metri) dove non poter costruire, modificando in tal senso i PGT (piani di governo del territorio) comunali.
Come andrà a finire?
Il progetto esecutivo di Expo 2015 è ancora in alto mare.
La Malpensa naviga in cattive acque (e la Lega si volta dall'altra parte). CAI è un monopolio privato che ha sostituito quello pubblico, a carico degli italiani e senza benefici: personale dimezzato dalla cassa integrazione; voli internazionali al minimo (CAI si è appropriata degli slot, fasce temporali di permesso al decollo, ma ne usa solo uno su cinque); tratta Milano-Roma - in passato, una delle più remunerative d'Europa - battuta dal treno Freccia Rossa.
Il Sempione-bis rischia di non essere approvato dal CIPE o di essere ridimensionato, riducendo le opere di mitigazione ambientale (gallerie, trincee ecc.), perchè costa troppo: 282 milioni di euro preventivati per i 28 chilometri da Rho a Gallarate, che attraverseranno il parco del Roccolo.
I benefici attesi dai cittadini per la Grande Fiera non sono arrivati: da Rho il metro costa più del doppio che a Milano; la nuova stazione ferroviaria Rho-Fiera è senza parcheggi pubblici liberi.
Insomma, la situazione non pare sotto controllo e sfugge di mano ai diretti interessati: i cittadini che vivono in questi territori. L'ammonimento del senatore Garavaglia è solo la constatazione che stiamo superando i limiti. Servirebbe più coraggio e cambiare strada: alternative, globali e locali, sono possibili. Ne parlerò nel prossimo post.