Expo 2015: l'assalto alla diligenza/1
Le fiere sono attraenti. Rompono la monotonia della vita quotidiana. Mettono insieme un crogiuolo di persone che così si sentono cittadini del mondo. Sono occasione di meraviglia per i risultati tecnici di una scienza che promette un futuro desiderabile. Rappresentano periodici luoghi di confronto e stimolo a migliorare.
Del resto, le fiere nascono nel Medioevo come occasione di convenienti affari, ma anche di divertimento, nel corso di feste locali che rappresentavano anche un momento pacifico di apertura all'Altro, al diverso, allo straniero.
Dico questo perchè da bambino, visitare la fiera campionaria di Milano, era come aspettare i regali di Natale.
Però oggi l'anima popolare, cosmopolita e progressiva delle fiere, è tramontata. Prevale sempre più l'affarismo rapace che ne abusa per dopare una crescita economica che fa ammalare la società e l'ambiente. Un selvaggio doping socio-economico, che stravolge i territori e sconvolge gli stili di vita.
Sono quindi sacrosante tutte le diffidenze per Expo 2015, l'esposizione universale che si svolge ogni 5 anni in qualche parte del mondo. Tra sei anni, per sei mesi, sarà a Milano. Il tema - Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita - include tutto ciò che riguarda l'alimentazione e i problemi a essa legati: mancanza di cibo in alcune zone del mondo, educazione alimentare, eccetera fino al tema degli organismi geneticamente modificati (OGM).
Si potrebbe progettare l'Expo pensando a cosa lasciare di buono per il territorio e le persone che ci vivranno: un modello di "vivere ecologico", capace di sposare risparmio energetico e alimentazione più sana.
Invece, nell'area metropolitana a ridosso del polo fieristico Rho-Pero, assistiamo all'ennesimo assalto alla diligenza. Una sorta di conquista del west per grossi speculatori dell'edilizia e della finanza. Per di più fermi da un anno a litigare su come spartirsi la grossa torta.
domenica 19 aprile 2009
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