Expo 2015: l'assalto alla diligenza/2
La urban region milanese è in declino. Forte è il rischio di un dualismo sociale dove sviluppo e coesione sociale prendono strade divergenti. Lo dice anche un recente studio commissionato dalla Camera di Commercio (Milano tra coesione sociale e sviluppo, Bruno Mondadori editore).
Ma il doping di Expo 2015, nonostante le illusioni di qualcuno, non sembra il rimedio corretto. Rischia anzi di essere una ghiotta occasione di saccheggiare le risorse territoriali. Sono reali i pericoli che i poteri forti ne facciano il "sacco di Milano" (quanti terreni del futuro quartiere Rho-Pero sono già in mano ai vari Ligresti, Cabassi & C?), e che aumenti l'esclusione sociale.
Un buon governo dovrebbe privilegiare l'interesse pubblico. Un governo che guarda lontano avrebbe dovuto indirizzare gli investimenti di Expo 2015 (in gran parte soldi pubblici, di tutti) per realizzare un servizio abitativo sociale, basato sui princìpi del costruire sostenibile (bioedilizia, bioarchitettura). I comuni in particolare potrebbero sperimentare un'idea di città basata innanzitutto sul diritto all'abitare. A partire da chi non ha una casa o la sta perdendo o non l'ha mai avuta. Per rispondere a una domanda variegata - dalla residenza in affitto a quella temporanea - e costruire nuovi legami sociali.
Invece, Expo 2015 sarà l'ennesima occasione mancata (come i mondiali '90). Probabilmente - anche per effetto della crisi mondiale - ci porterà nuovi asservimenti e maggiori disuguaglianze: lavoro sempre più precario, ambiente sempre più sfruttato, maggiore dualismo (benestanti più protetti e ceto medio più indifeso) e minore coesione sociale.
Un'altra strada sarebbe ancora possibile, forse. L'élite dirigente dovrebbe fare una svolta di 180 gradi e adottare una politica semplice ma efficace: scegliere ciò che è bene sia per le società locali che per l'ambiente globale.
Per intanto, qualcuno difenda il nostro territorio dall'assalto alla diligenza.
domenica 19 aprile 2009
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