PACE. Europa denuclearizzata, sobria e solidale.
Obama ha cominciato a chiederlo all'Europa. Rinunciare agli armamenti nucleari, creando un continente denuclearizzato. Più che una posizione pacifista, quella del presidente americano appare una scelta di convenienza: meno costi per l'apparato militare americano. Ma è una buona posizione, che guarda al futuro.
L'Europa, però, fa orecchio da mercante, a partire dalla due potenze nucleari: Francia e Gran Bretagna (la Russia di Putin sta a guardare). In particolare, Sarkozy non può rinunciare alla "grandeur" per effetto della quale i cugini francesi si sono riempiti di centrali nucelari civili (eh già, il civile serve a procurare materiale radioattivo per il nucleare militare, non viceversa; ecco perché si teme il nucleare "civile" dell'Iran). La Francia ha una sovraproduzione di elettricità da nucleare, tanto che deve incentivare il riscaldamento elettrico, e svende il surplus all'Italia. Sarkozy è perfino riuscito a rifilare la sua vecchia tecnologia nucleare all'Italia. Il governo Berlusconi ha deciso che costruirà 5 centrali nucleari (dove?). Ci vorranno almeno 30 miliardi di euro (60.000 miliardi di vecchie lire e non si sa come trovarli) e almeno 10 anni prima che entrino in funzione. Dopo 40 anni di servizio andranno chiuse e nessuno sa come smaltire le scorie nucleari (radioattive per centinaia di anni, migliaia per alcuni isotopi), cancerogene per tutte le forme di vita.
Ci sono 439 centrali nucleari nel mondo e non se ne costruiscono (quasi) più. I costi per la sicurezza sono troppo alti, e le imprese si avventurano in tali investimenti solo se lo Stato ci mette i soldi. Certo, l'uranio affascina: solo 2 grammi danno un'energia equivalente a 500 vagoni di carbone o all'intero lago di Como, se fosse sfruttato per l'energia idroelettrica. Ma. oltre al fatto che è caro, non è inesauribile, al pari dei combustibili fossili.
Insomma, il modello energetico dell'attuale capitalismo non può funzionare ancora per molto (non è un caso che l'attuale crisi mondiale sia cominciata con il fallimento in Usa della Enron, colosso dell'energia). I combustibili fossili (petrolio, metano, carbone), prodotti dalla natura in milioni di anni, si stanno esaurendo in pochissimi secoli.
Pensate a un telefono cellulare con una batteria che si carica in un anno e poi permette di parlare solo un minuto; e pensate che la batteria non si può ricaricare: una tecnologia inservibile.
Eppure è questa la via imboccata dal capitalismo industriale: ciò ha permesso al mondo di crescere (e progredire per un pò) velocissimamente, ma al prezzo di accelerare la fine delle sue risorse naturali (e di cominciare, oggi, a far regredire la civiltà).
Analogo discorso vale per la cosiddetta "rivoluzione verde" in agricoltura. Poiché tanto si dà al suolo agricolo e tanto si ricava come produzione alimentare, cosa succederà quando si esauriranno i fertilizzanti chimici, ricavati dal petrolio?
Ripensare lo sviluppo è un obbligo. Un futuro sostenibile è quello che tiene conto dell'impronta ecologica (quante risorse naturali trasformiamo, rendendole non riutilizzabili, per mantenere il nostro modo di vita), di come e cosa produciamo e consumiamo. Serve uno sviluppo centrato sul territorio, sobrio e solidale, con reti energetiche locali e filiere alimanteri corte, limitando il consumo di suolo. Ciò consentirebbe, oltre a un nuovo benessere, un autogoverno dei cittadini, oggi sempre più espropriati dalle decisioni sul bene comune (altro che federalismo: nuovo centralismo, questa volta regionale, che soffocherebbe i Comuni!).
Ricordiamoci, quando voteremo per il Parlamento europeo, che solo il gruppo GUE-NGL (in Italia rappresentato dalla lista unitaria Prc-Pdci e da alcuni candidati della lista Sinistra e Libertà) ha portato avanti coerentemente tali posizioni per un futuro sostenibile.
Schede di approfondimento sull'energia e sul nucleare sono disponibili sul sito di Mario Agostinelli:
www.marioagostinelli.it/?page_id=223
www.marioagostinelli.it/?page_id=285
sabato 16 maggio 2009
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