PROVINCIA. Una proposta concreta per lavoro decente.
Come anticipato, ho accettato di candidarmi al Consiglio provinciale per portare avanti una concreta proposta a favore del lavoro decente. Per lavoro "decente" mi riferisco a quello che, come dice l'art. 36 della nostra Costituzione, riconosce al lavoratore il "diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa".
A livello internazionale, è l'Oil (agenzia Onu per il lavoro) che denuncia il lavoro indecente nel mondo, in particolare: lavoro informale, lavoro forzoso, lavoro minorile. Il neoliberismo, ideologia dei poteri forti, ha proposta la flessibilità (in realtà, precarietà) per combattere la disoccupazione. Invece, assistiamo all'aumento del numero di disoccupati, in Italia e nel mondo.
In Italia, lavoro indecente è quello co.co.pro. per finti progetti. Lavoro indecente è quello di poche ore alla settimana, ma con turni che rendono impossibile un altro lavoro per integrare il reddito. Lavoro indecente è quello di finte cooperative per finti appalti (in realtà solo illegittima interposizione di manodopera). Lavoro indecente è quello sottoinquadrato: la legge lo consente fino a due categorie inferiori solo per l'apprendistato e per il contratto d'inserimento; invece, ci sono aziende che impongono inquadramenti (cioè categorie contrattuali) inferiori al di fuori di tali limiti. Lavoro indecente è tutto quello che non consente un reddito dignitoso.
La Provincia ha un'importante competenza nell'attività di mediazione fra domanda e offerta di lavoro (ex "collocamento"). E ha in mano un rubinetto significativo di soldi pubblici destinati a sostenere occupazione, imprese, formazione dei lavoratori: decine di milioni di euro ogni anno nella sola provincia di Milano. Inoltre, cooperando meglio con altri enti (Comuni, Asl, Ispettorato del lavoro ecc.), la Provincia potrebbe contrastare il lavoro nero e il ricatto del precariato.
Ecco perchè ho voluto illustrare meglio, con una lettera alla Provincia e ai 134 Comuni del milanese, la proposta di realizzare un'unica agenzia per formazione, orientamento e lavoro (Afol) nella provincia di Milano, e di elaborare in modo partecipato specifici Piani del lavoro a livello sub-provinciale (territori più omogenei).
Naturalmente una politica per la piena occupazione, e per un reddito di cittadinanza, ha bisogno di interventi statali e regionali. Un argomento da approfondire in altre occasioni. Però va ricordato che già si impiegano tante risorse pubbliche (anche fondi europei), che potrebbero essere spesi meglio. Un solo esempio. La Regione Lombardia ha sperimentato un progetto, LaborLab, che assegna "doti" per ogni disoccupato avviato al lavoro o, almeno, alla formazione. In realtà le doti vanno alle agenzie pubbliche e, soprattutto, private per il lavoro e la formazione. Nel 2008 si sono spesi 25 milioni di euro. Risultato: 1.500 persone prese in carico, di cui solo 300 avviate a un posto di lavoro. Tali posti, in quanto già esistenti, sarebbero comunque stati coperti; invece, 25 milioni di euro potevano creare 500 nuovi posti di lavoro. Ogni ulteriore commento è superfluo.
Scarica le lettera su AFOL
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