mercoledì 6 maggio 2009

Un futuro sostenibile è possibile/1
Produrre di meno è il modo più sicuro per ridurre l'inquinamento e arrestare la catastrofe ecologica del nostro pianeta. Non è un ritorno all'indietro, anzi servono più tecnologia e scienza, indirizzate verso una pianificazione sostenibile dello sviluppo sociale. Si tratta di produrre cose con più qualità, fatte per essere conservate e durare a lungo, invece di più quantità di cose, fatte per essere consumate in fretta e gettate.
Oggi la fonte principale della capacità di produrre benessere sociale e ambientale è la conoscenza: sapere e informazione. Diventa centrale lo sviluppo del fattore umano e il contenuto comunicativo-relazionale del lavoro. Lavoro che manca perché le imprese lo vogliono scarso per evitare la piena occupazione e mantenere le retribuzioni basse col ricatto della disoccupazione, e per il disimpegno degli Stati.
Luciano Gallino, in un suo libro sui modi per eliminare la disoccupazione, afferma che in Italia esiste una vera e propria "miniera di lavoro" che non viene sfruttata. Le aree di crescita occupazionale secondo lui sono molteplici: la difesa del suolo e dei cittadini, i beni culturali, i trasporti, la formazione e la ricerca. La strada che Gallino individua non è quella di moltiplicare gli oggetti da tenere in casa o in ufficio o addosso, ma bensì di creare lavoro finalizzato al miglioramento della qualità della vita. Quante attività di cura sono necessarie: le citta e le metropoli hanno bisogno di riqualificazione e infrastrutturazione sociale, che non è fatta solo di spazi ed edifici pubblici collettivi ma anche di persone che danno loro senso e contenuto. Il lavoro riproduttivo, di cura delle persone, deve diventare centrale, ma deve essere retribuito in modo diretto o indiretto. Serve allora introdurre un reddito di cittadinanza pr fare lavoro sociale e di cura, ma anche culturale e artistico, senza sottostare alle logiche elitarie e segreganti del mercato capitalistico.
Carla Ravaioli, nei suoi ultimi libri, ricorda che il problema non è solo il clima. C'è l'inquinamento crescente dell'acqua dolce, potabile in quantità sempre più ridotte. Ci sono mari invasi da immondizie di ogni sorta e sempre meno pescosi. C'è la tossicità diffusa che sconsiglia l'uso agricolo di cospicue porzioni di terreno, e in mille modi colpisce la salute e moltiplica i tumori. C'è l'immane problema di soddisfare una popolazione che si approssima ai sette miliardi. Bisogna imparare dalla crisi, ma che cosa e per quale obiettivo? Esempio: produrre merci di lunga durata, anziché come oggi programmate per pochi anni (o mesi, a seconda del genere); riscaldare e refrigerare gli interni molto meno di quanto oggi dovunque assurdamente si faccia, anche con conseguenze negative sulla salute (tanto buon Pil in più?); eliminare gran parte degli imballaggi e contenitori di ogni oggetto in vendita; programmare la "filiera corta", cioè la messa in commercio di prodotti (soprattutto commestibili) per quanto possibile provenienti da località vicine, così da eliminare al massimo i trasporti. Eccetera.
Così si prepara, a livello globale, un futuro sostenibile.

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