martedì 28 luglio 2009

Vacanze. Vakacio.
Giobbe2 è in vacanze per tutta l'estate.
Ciao! Szia!

domenica 5 luglio 2009

Cristiani, disobbedite come a Los Angeles.
di Alex Zanotelli (il manifesto, 5 luglio 2009)
Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l'Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all'estero!), ora ripetiamo sugli immigrati lo stesso trattamento, anzi peggiorandolo, che noi italiani abbiamo subito un pò ovunque nel mondo.
Questa legge è stata votata sull'onda lunga di un razzismo e una xenofobia crescente di cui la Lega è la migliore espressione.
Il cuore della legge è che un clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni XXIII nella Pacem in Terra ci ricorda che emigrare è un diritto.
Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (i nostri immigrati non sono già tassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a quattro anni per gli irregolari che non rispettano l'ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all'anagrafe.
Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell'esclusione e dell'emarginazione.
"Questo rischia di svuotare dall'interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa - così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani - contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali". Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l'esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la costituzione italiana parla di diritto d'asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.
E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana.
Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. E' l'invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva negli Usa una legge analoga dove si affermava che il clandestino è un criminale. Nell'omelia del mercoledì delle ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles ha detto che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto.
Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d'Africa per oltre vent'anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d'ingiustizia e d'impoverimento.
Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: "Non molesterai il forestiero né l'opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto" (Esodo 22,20).

domenica 28 giugno 2009


I sondaggi e la leggenda del centro.
"La maggior parte della gente non si preoccupa di scoprire la verità, ma trova molto più facile accettare la prima storia che sente." Così l'opinione pubblica, secondo il greco Tucidide, duemila e cinquecento anni fa. Così ancora oggi, dove la prima storia di solito si sente in tv.
Far politica seguendo i sondaggi "perché è quello che pensa la gente" è dunque sbagliato. Ma forse, per chi ha perso qualsiasi riferimento ideale - come lo sconfitto Filippo Penati - ciò appare l'unico modo per restare al centro: dell'attenzione e della politica.
Non la pensa così l'economista Nicola Cacace, che commenta sull'Unità di oggi le scelte di Obama e dei democratici americani.
Secondo Cacace, in America i Democratici hanno perso 20 anni su 28 inseguendo il "centro" dei sondaggi. "In Europa - continua - i progressisti perdono da decenni malgrado l'aumento delle diseguaglianze, la concentrazione della ricchezza, il lavoro declassato da una condizione prevalente di sicurezza ad una precarietà a vita senza futuro".
In modo condivisibile, Cacace conclude così il suo commento: "Obama, presentandosi per la prima volta nella storia dei Democratici con un programma alternativo a quello Repubblicano - lotta alle diseguaglianze, riforma sanitaria, Stato laico, più tasse ai ricchi, politica estera multipolare e rispettosa dei diritii di tutti - ha stravinto, dimostrando che la vera leadership politica insegue il centro dei problemi non il centro dei sondaggi".

Vignetta di ALTAN

martedì 23 giugno 2009

La lezione di Milano.
Le destre non sono imbattibili. Milano è un esempio, anche se si è persa una grossa occasione di allargare la crepa aperta nel berlusconismo dal voto del 6-7 giugno.
Il centrosinistra poteva vincere le elezioni per la Provincia di Milano. Mezzo milione di voti a Penati (536.236, il 49,8%), mezzo milione a Podestà (540.856, il 50,2%): meno di 5mila voti di differenza. Come ha osservato Baruffi (Udc), Penati paga la "scelta coraggiosa" di rompere a sinistra. Se avesse avuto una vocazione unitaria e non si fosse presentato come un capo senza partiti, Penati avrebbe mantenuto coeso l'elettorato di sinistra e allargato il suo consenso. Invece no, anche dopo la sconfitta (quasi 400mila voti in meno del primo turno nel 2004), Penati insiste con un veltronismo non buonista che non porta lontano. E insiste nel sottolineare di aver escluso dalla sua coalizione la sinistra, con cui "non si vince": invece cinque anni fa, costruendo alleanze a sinistra, ha vinto; oggi ha perso alleati e voti.
Non è andato a votare un milione di elettori, metà dei quali si era recato alle urne nel primo turno. Segno di una disaffezione che comincia a colpire pesantemente anche il centrodestra: un elettore su tre non è tornato al ballottaggio. Perdita avvenuta nonostante si siano mossi in prima persona Berlusconi e Bossi a sostegno del "signor nessuno", come la Lega definisce Podestà. In effetti Podestà è poco noto, nel Pdl ha trovato ostacoli (Formigoni e i ciellini), come berlusconiano non è apprezzato dai leghisti. Inoltre, lo scorporo di Monza-Brianza dalla Provincia di Milano aumentava le chance del centrosinistra. Invece, Penati ha sprecato questa occasione "dando per scontato che il nord è di destra, e così ha cominciato a imitare la Lega", come ha sostenuto Moni Ovadia (Sinistra e Libertà), che pure ha fatto un appello con Dario Fo e altri per scongiurare il ritorno della destra in Provincia.
Lo stesso Ovadia ha sostenuto che, in caso di sconfitta, Penati non sarà più una figura spendibile.
Io credo che le sinistre, per rinascere, abbiano bisogno di non cacciare nessuno. Però, non mi sembra utile la sponsorizzazione che il Corriere della Sera fa di Penati (che La Russa vedrebbe bene nel Pdl) come prossimo candidato del centrosinistra per la Regione Lombardia. Occorre ben altra capacità di unire le opposizioni al duo Berlusconi-Bossi, e di trovare risposte a una crisi che sta mettendo in ginocchio tante persone.
PS: una notizia buona e una cattiva dal referendum elettorale. La buona: 4 elettori su 5 hanno rifiutato il bipartitismo (la "legge del capo"), con buona pace di Berlusconi e Franceschini. La cattiva: la più bassa partecipazione mai registrata (23%), mette in crisi questo strumento di democrazia diretta, per colpa di apprendisti stregoni (Segni, Guzzetta & C) da cui sarà meglio stare alla larga.

martedì 16 giugno 2009

ELEZIONI/3. Astensionismo decisivo tra Penati e Podestà.
Il voto per la Provincia di Milano non si discosta da quello espresso per le europee. Ma la lieve perdita di consensi del centrodestra è stata decisiva per non consentire a Podestà di essere eletto al primo turno. Infatti, Penati ha fatto il pieno del suo bacino di consenso: circa 628mila voti, corrispondenti ai voti presi alle europee da Pd, Idv, Sinistra e Libertà, cui si possono aggiungere quelli dei radicali, non presenti alla competizione provinciale. Invece, Podestà - con 790mila voti - ha perso più di 40mila voti rispetto al consenso ottenuto da Pdl e Lega alle europee.
Si va quindi al ballottaggio, dove a Penati non sarebbero sufficienti i voti di Udc (59 mila) e Prc-Pdci (58mila) per superare Podestà. Ma nel secondo turno, si sa, molti più elettori si astengono, tanto più che quasi tutti i partiti gli indicano di non ritirare le schede dei dannosi referendum elettorali. La partita è aperta.
PS: il risultato della coalizione di sinistra nel nostro collegio n. 21 di Bareggio è superiore alla media provinciale, come pure il mio risultato col Prc (940 voti); purtroppo il 3,6% ottenuto dalla coalizione consente di ottenere 1 solo seggio (Massimo Gatti) nel prossimo Consiglio provinciale.
PPS: dopo il voto, ma prima di conoscere il risultato, ho inviato un'email a Penati, proponendogli un sostegno alla sua rielezione in cambio dell'assunzione della proposta per un'unica agenzia provinciale pubblica per il lavoro e la formazione; nessuna risposta.

Scarica la lettera a Penati
ELEZIONI/2. Paradosso Italia: Berlusca giù, sinistra anche.
Il voto degli italiani per l'Europa è andato secondo le previsioni. Quasi. I successi di Bossi e Di Pietro, populismi di destra e sinistra, erano annunciati, così come il calo del Pd. Non prevista è stata la battuta d'arresto del Pdl: solo un italiano su cinque (10,8 milioni di voti su 50,3 milioni di elettori) ha scelto la nuova creatura di Berlusconi. Rispetto alle elezioni politiche dello scorso anno il cavaliere ha perso 2,9 milioni di voti, non recuperati dalla Lega che ha incrementato di 100mila voti i 3 milioni ottenuti nel 2008 (lontana però dal record '96 con 3,8 milioni di voti). Insomma, a solo un anno dalla rielezione il Berlusca torna giù ai livelli del 2004, consumando l'alto gradimento che vantava.
Nè le sinistre, né l'Udc che conferma circa 2 milioni di voti, approfittano di tale débacle.
Aumenta il non voto: contando anche le schede bianche o nulle, quasi il 40% degli elettori non si esprime. Nel complesso rispetto al 2008, quasi 3,4 milioni di elettori lasciano i partiti di destra e 2,4 milioni quelli di sinistra.
Ben 4 milioni di elettori non rivotano il Pd: 1 milione si rivolge alla sua sinistra (Prc-Pdci e Sinistra e Libertà), oltre 700mila tornano ai radicali, 1 milione prova Di Pietro che - con 2,4 milioni di voti - tocca il massimo storico; il resto si astiene.
Per la sinistra italiana questo è il peggior risultato del dopoguerra: solo 27 elettori su 100 la scelgono, divisa e incomunicante. A completare il disastro, lo sbarramento elettorale del 4% voluto da Berlusconi e Franceschini: il 6,5% dei voti a sinistra (Prc-Pdci 3,4%; Sinistra e Libertà 3,1%) non porta nessun parlamentare europeo. Non consola che la destra di governo, unita nell'abbraccio Bossi-Berlusconi, abbia la stessa percentuale di consenso. Non consola che quasi tutte le sinistre europee arretrino, facendo dire a qualche osservatore che - dopo la caduta del comunismo nell''89 - questa è la caduta della socialdemocrazia.
Inutile, per noi a sinistra del Pd, accampare scuse (se il Pd non avesse rotto a sinistra, se Vendola avesse evitato la scissione, se se se ...). Inutile prendersela con gli italiani e concludere, sbagliando, che l'Italia è ormai un paese di destra. Milioni di elettori attendono una sinistra degna del loro consenso.
Incomprensibile dividersi tra chi guarda al futuro e chi non dimentica il passato: così si rischia solo di rimanere imprigionati nel presente, dopo che la base sociale della sinistra è stata sconvolta dal liberismo globalizzato e ha smarrito le ragioni della solidarietà (dov'è, nella più grave crisi economica da settant'anni, il protagonismo di un movimento operaio internazionale?).
La strada per rivivere sarà lunga e non basterà il pur necessario ricambio delle classi dirigenti. La sinistra deve ritornare nel piccolo, stando vicino a chi ha meno, e pensare in grande, elaborando soluzioni almeno a livello europeo per ridare dignità al lavoro a partire dalla salvaguardia ambientale.
ELEZIONI/1. Paradosso Europa.
"Se è ancora capace di imparare una lezione - e il sorpasso della destra in tutta Europa gliene ha data una - la sinistra dovrà interrogarsi sulla sua sconfitta, sulle cause profonde dell'indifferenza con cui viene abbandonata dai suoi naturali sostenitori: i poveri, i bisognosi, ma anche i sognatori. Non è possibile votare a sinistra se la sinistra ha smesso di esistere. Il paradosso è che alla guida di un paese che per molto tempo è stato imperialista e conservatore oggi c'è Barack Obama. E una politica che cerca a malapena di salvare le ragioni di un capitalismo senza regole e pronto a divorare se stesso ci sembra quasi la realizzazione di un sogno di sinistra. Scommetto che molti progressisti, socialisti, comunisti, si chiedono: 'E se Obama fosse il leader del mio partito?'. Forse è quella che chiamano l'ironia della storia. O forse, semplicemente, è l'importanza del fattore personale".
Josè Saramago (editoriale per Internazionale 799/2009)

lunedì 1 giugno 2009


Vota per ridurre il danno, niente hara-kiri.
Nel parlamento europeo le destre prevarranno sulle sinistre. In Italia le destre conquisteranno più amministrazioni locali di prima.
Non sarà una maggioranza di elettori a decidere questo esito, ma una maggioranza relativa di chi andrà a votare (sempre meno: in Italia un elettore su tre non si esprimerà, in Europa 1 su 2).
Ma sarà una vittoria di Pirro, quella delle destre.
La dimensione della crisi è tale che non basta tergiversare in attesa della ripresa. O si cambia modello di sviluppo, come stanno cercando di fare nelle Americhe (Obama in un modo, i governi di sinistra del Sudamerica in altri modi), oppure governare sarà impossibile. A meno di svolte autoritarie, difficilmente sopportabili da società civili amanti delle libertà.
In questo scenario, io credo che chi si colloca a sinistra - ma anche chi ha altri orizzonti, che però mettono al centro le persone (di oggi e di domani) e non l'economia - debba mantenere aperte delle alternative.
Il Partito democratico non ha il coraggio necessario, avendo flirtato con il neoliberismo fino al crac finanziario globale. L'Italia dei valori denota coraggio, ma non ha una cultura politica adeguata (e Di Pietro è padre-padrone di quel partito: presidente a vita per statuto).
Restano due (piccole) aggregazioni, che spero superino la soglia di sbarramento del 4% alle Europee (alle Provinciali è il 3%): Rifondazione-Comunisti italiani; Sinistra e Libertà (Mps, cioè vendoliani ex Prc, Sinistra democratica, Verdi, Socialisti). La prima è insufficiente, ma ha alle spalle un patrimonio politico ancora valido in buona parte. La seconda, anch'essa insufficiente, è male assortita (entreranno in gruppi diversi al parlamento europeo) e incoerente (in Provincia appoggiano un Penati che, oltre a vantarsi di aver "escluso" i comunisti dalla sua coalizione, si sposta sempre più a destra, litigando sull'immigrazione perfino con i Presidenti Pd di Piemonte e Toscana).
Pd e Idv non avranno problemi a superare le soglie per essere eletti e non hanno nessun sorpasso in vista: regalargli un voto è inutile. Bisogna provare a ridurre il danno, salvando posizioni di sinistra.
Utile
è il voto a Prc-Pdci, uniti in Europa, coalizzati con Un'Altra provincia (quelli di Dario Fo, di Domenico Finiguerra, e attivisti di base Mps e Sd) per la Provincia di Milano, dove il voto a Penati (Pd) al primo turno non ferma certo Podestà (Pdl).
Se supera gli sbarramenti, questa sinistra potrà ripartire a promuovere quella democrazia conflittuale che, dando più forza a chi ha meno, migliora la vita collettiva.
L'astensione è una scelta comprensibile, anche nobile. Però assomiglia al suicidio rituale giapponese (seppuku o hara-kiri): l'onore (del proprio voto) vale più della vita (di chi spera nel cambiamento). E poi?
Il nostro futuro sostenibile sarà una società sobria e solidale, con lavoro decente e ambiente sano assicurati da servizi pubblici di qualità. O non sarà un bel futuro.
PS: GRAZIE a tutte le persone che hanno dato una mano in questa difficilissima campagna elettorale, in particolare alle compagne e ai compagni dei Circoli Prc di Arluno, Bareggio, Pregnana, Sedriano, Vittuone. A parte i manifesti e i volantini provenienti da Roma e Milano, questa campagna è stata autofinanziata: la spesa è stata di circa 800 euro (volantini, cartoline, inserzione, fotocopie) a carico dei circoli di Bareggio e Vittuone. Se sarò eletto in Consiglio provinciale, questo blog sarà la vetrina del mio mandato e promuoverò incontri pubblici trimestrali - ruotando nei sette comuni del collegio - per ascoltare critiche e proposte da tutte le persone di buona volontà.
Giobbe2 torna a metà giugno. Arrivederci.

Scarica il materiale informativo:
- loro i soliti noi l'alternativa,
- card-front,
- card-back,
- volantino Bici-Parco,
- volantino Centri-Commerciali,
- volantino Esercizi-artigianali,
- volantino Pendolari,
- Programma Europee 2009,
- Programma Amministrativo Provincia,
- scheda Massimo Gatti,
- scheda Giuseppe Dimola,
- COMUNICATO STAMPA 23 maggio,
- COMUNICATO STAMPA 14 maggio.
NB: se il disco remoto da cui scaricare è momentaneamente non disponibile, richiedimi direttamente il materiale via email.

sabato 30 maggio 2009

Territorio: bene comune da difendere. Finiguerra a Report.
Anche in assenza di una sinistra politica degna di questo nome, si può fare una politica di sinistra all'altezza delle sfide del XXI secolo.
Lo dimostra il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Domenica Finiguerra, intervistato da Report (Rai 3) e in onda domenica 31 maggio, ore21.30. Si parla di ambiente, paesaggio, agricoltura, e di come incamminarsi verso un nuovo modello di sviluppo umano. Obiettivi globali perseguibili anche, anzi soprattutto, partendo da esperienze locali. Un futuro sostenibile dipende anche da noi.
Buona riflessione!