venerdì 22 maggio 2009

Una campagna elettorale tutta in salita. Ce la dobbiamo fare.
Dura è dura. Ma si può arrivare in fondo. Intendo dire che le forze della smembrata sinistra, anche nel deprimente clima politico che ci circonda, possono ancora evitare di dilapidare il patrimonio del movimento operaio e socialista dei due secoli precedenti, e possono ripartire.
Cosa vedo in questi giorni di campagna elettorale?
Tra i simpatizzanti che hanno partecipato agli incontri pubblici (una trentina a Bareggio, una decina a Pregnana) ho avuto conferma della profonda delusione (forse, disillusione) per la "scomparsa" della sinistra italiana. Però ho anche trovato la consapevolezza che esiste ancora un patrimonio di idee e valori validi (certo, con analisi da approfondire), cui serve maggior saggezza pratica: dovremmo essere meno idealisti e più popolari, più a contatto con la società civile. Insomma, un popolo di sinistra consapevole c'è ancora, magari dormiente ma disponibile a mettersi in gioco in presenza di dirigenti credibili.
Tra i ceti popolari, nei mercati, ho avuto conferma della grande diffidenza verso la politica e della regressione culturale, che si manifesta soprattutto nel leghismo (egoismo sociale, indentità escludente). Però è scomparsa la baldanzosità con cui, solo fino all'anno scorso, berlusconiani e bossiani credevano di avere le ricette giuste. La crisi insinua il dubbio e la destra (Lega compresa) risulta meno credibile. Il motore del loro successo, la paura degli immigrati (additati come capro espiatorio della crisi), è ancora potente ma perde colpi. Certo, la Lega (con l'aiuto dei mass-media) riesce ancora a confondere tanta gente, scambiando il problema per la soluzione ("Difficoltà a includere gli immigrati? Escludiamoli!"). Ma ciò accade perchè ha messo il dito nella piaga (senza fare luce però): le migrazioni bibliche sono uno dei più grandi problemi di questo secolo. Così la sicurezza viene brandita come una clava, nell'illusione di liberarsi del problema ma in realtà coltivando un sentimento oscuro: l'invidia sociale, trasformata in guerra tra poveri.
Tocca alla sinistra far luce.
Ricordare che il 20% del mondo più ricco consuma l'80% delle risorse terrestri. Quindi l'80% più povero rincorre un riequilibrio e ne ha diritto, anche perchè l'Occidente ha sfruttato le loro risorse naturali senza chiedere permessi.
Ricordare che, ad esempio in Italia, ogni 4 lavoratori che vanno in pensione si presentano per il ricambio solo 3 giovani, oltretutto comprensibilmente indisponibili a fare lavori umilianti o supersfruttati. Quindi la corretta soluzione ha due risposte, entrambe necessarie: abbiamo bisogno degli immigrati per non svuotare le nostre fabbriche e per curare i nostri anziani (regole di accoglienza sono necessarie; proibizioni alimentano solo la criminalità); abbiamo bisogno di creare lavoro di qualità per i nostri giovani, eliminando lavoro nero (cioè, contrastando l'evasione fiscale) e precarietà (cioè, applicando i contratti senza deroghe o gabbie salariali). Altrimenti l'Italia uscirà dal gruppo dei Paesi più sviluppati e i suoi posti di lavoro mal pagati saranno sempre più coperti da immigrati ricattabili. A questo ricatto mira la xenofobia leghista, non ad aiutare i poveri a casa loro.
Ricordare, inoltre - come sosteneva il grande giornalista polacco Ryzard Kapuscinski - che "non si può conoscere la propria cultura senza conoscere quella degli altri".
L'altro grande problema di questo secolo, appena percepito, è la crisi ambientale. Qui la sinistra deve essere capace di far leva su un "giusto" egoismo sociale, che teme l'invasione del cemento e di impianti inquinanti (inceneritori, centrali nucleari, grandi industrie chimiche ecc.). Qui la sinistra può far leva sul potente motore della paura, giustificata, della catastrofe ecologica che colpirebbe le future generazioni se non si cambia natura e direzione dello sviluppo.
Se la sinistra insegue l'opinione pubblica, plasmata dai media e dai sondaggi (in cui si risponde senza pensare, ripetendo le idee dominanti), farà l'errore della destra - scambiare il problema per la soluzione - senz avere lo stesso potere di seduzione. Far riflettere le persone, lo sperimentiamo ogni giorno, le porta a pensare prima di parlare e a capire che le ricette della destra sono inefficaci o controproducenti (la Malpensa è solo uno dei tanti esempi).
Essere convinti di questa analisi, essere convincenti, aiuterà la sinistra a raccogliere la delusione della gente quando arriverà il fallimento del berlusconismo (mix di populismo e liberismo). Ce la dobbiamo fare. Altrimenti la gente si incattivirà acor più e arriveranno tempi più bui.
PS: oggi qualcuno - tra economisti e sociologi (e teologi) - riscopre Karl Marx; diffido delle mode, però è utile ricordare che, per Marx, l'impegno politico non è conseguenza dell'analisi economica e la verità del capitalismo è accessibile solo con la lotta politica (che crea coscienza di classe); come rilevava Hannah Arendt, "non le idee ma gli eventi cambiano il mondo", e gli eventi sono prodotti (imprevedibili) anche dalle azioni; insomma, invece di guardare i sondaggi, la sinistra deve organizzare i conflitti partendo dai problemi reali dei cittadini (consumatori, risparmiatori, lavoratori).

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